Economia

Donne e denaro: perché l’educazione finanziaria è uno strumento di libertà

Donne e denaro: perché l’educazione finanziaria è uno strumento di libertà
Donne e denaro: perché l’educazione finanziaria è uno strumento di libertà

Una donna che conosce il denaro, sa usare un conto corrente, tiene insieme risparmi e spese e decide da sola è, oggi come ieri, una donna più libera. È da qui che parte Denaro al femminile: una sfida possibile, il saggio di Chiara Galgani e Valeria Santoro, uscito il 19 aprile per FrancoAngeli.

Al centro c’è una riflessione che mette insieme educazione finanziaria, disuguaglianze di genere e indipendenza personale. Ma il tema, in realtà, va ben oltre i numeri e la finanza in senso stretto.

Le autrici lo dicono con chiarezza: avere il controllo delle proprie risorse economiche vuol dire poter scegliere davvero. Restare in un lavoro oppure lasciarlo. Mettere in piedi un progetto. O anche uscire da una relazione violenta. È lì che la questione economica smette di sembrare tecnica e diventa qualcosa di concreto, quotidiano, urgente.

Dagli stipendi ai prestiti, il peso della disuguaglianza economica

Nel libro prende forma una fotografia nitida della disuguaglianza economica di genere. Si va dal gender pay gap al gender credit gap, fino al divario sulle pensioni.

Non è solo una questione di stipendi più bassi o di carriere che rallentano. Il punto, spiegano le autrici, è che nel tempo si è consolidato un sistema che ha limitato l’accesso delle donne agli strumenti dell’autonomia.

Galgani, che lavora da anni nella comunicazione d’impresa, e Santoro, giornalista finanziaria dal 2003, ricostruiscono le radici di un rapporto difficile tra donne e soldi, a lungo considerati “roba da uomini”. Un riflesso culturale che, osservano, pesa ancora. Sulla carta molte barriere sono cadute, ma nella vita di tutti i giorni restano esitazioni, dipendenze, deleghe.

Le radici affondano nella storia e nelle famiglie

Per capire quando sia nato questo squilibrio, il volume guarda lontano. Attraversa la storia sociale italiana, il ruolo delle famiglie, il tema delle eredità, l’accesso allo studio.

Non è un dettaglio. Il rapporto con il denaro si forma molto prima del primo stipendio e spesso nasce dentro modelli educativi che continuano ad assegnare ruoli diversi a figli e figlie.

Nella prefazione, Alessandra Perrazzelli, già vicedirettrice generale della Banca d’Italia, richiama una memoria che non è poi così lontana. Tra le donne nate tra le due guerre, scrive, sono stati “innumerevoli” i casi di esclusione dalla divisione delle eredità familiari. E nelle famiglie meno abbienti erano spesso i figli maschi ad andare avanti con gli studi, mentre alle figlie veniva tolta anche la possibilità di accumulare capitale umano.

I segnali ci sono, ma non bastano i simboli

Il quadro, però, non è immobile. E il libro lo riconosce senza esitazioni.

Negli ultimi anni, anche in Europa e in Italia, diverse donne hanno raggiunto posizioni di vertice nella finanza e nelle istituzioni economiche: dalla Bce a Borsa Italiana, fino ai grandi gruppi bancari.

Sono esempi importanti, perché mostrano che una strada esiste. Ma le role model, da sole, non bastano. Servono reti, strumenti accessibili, parole semplici e una familiarità con questi temi che spesso ancora manca, soprattutto tra le più giovani e tra chi parte da condizioni meno favorevoli.

Le testimonianze: senza autonomia economica la libertà resta a metà

Nel volume trovano spazio anche le voci di manager e protagoniste del settore. Claudia Cattani, presidente di Bnl Bnp Paribas, lo dice in modo diretto: “Bisogna avere il controllo delle proprie risorse economiche, perché solo così si può avere il controllo della propria vita”.

È una frase asciutta, ma va dritta al punto. Senza autonomia economica, la libertà resta incompleta. Con gli strumenti giusti, invece, cambia il margine di scelta. E cambia anche la possibilità di uscire da situazioni di dipendenza o fragilità.

Il nodo delle giovani: autonome sì, ma il denaro resta ai margini

Uno dei passaggi più attuali riguarda le nuove generazioni. Molte ragazze, osserva Silvia Rovere, presidente di Poste Italiane, si sentono già autonome. Però tendono a lasciare in secondo piano proprio l’aspetto economico, come se la libertà potesse fare a meno della capacità di gestire soldi, risparmi e investimenti.

“Non la presidiano”, dice Rovere, con una formula quasi colloquiale. Il punto, però, è chiaro: l’autonomia non sarà mai piena se non si impara a gestire il denaro in prima persona. Senza deleghe automatiche, senza imbarazzo, senza quella distanza culturale che per anni ha accompagnato il tema.

La risposta sta nell’educazione finanziaria, quella di tutti i giorni

La strada indicata dalle autrici passa allora dall’educazione finanziaria. Non come materia per specialisti, ma come competenza di base.

Capire un bilancio familiare, leggere un contratto, conoscere il costo del credito, distinguere tra risparmio e investimento: sono strumenti essenziali. Non un’aggiunta, non un lusso.

È su questo terreno che si gioca una parte della sfida. Perché una cultura che va avanti da secoli non cambia da un giorno all’altro. Ma proprio da scuola, famiglie, lavoro e informazione può partire un riequilibrio vero. Meno retorica, più pratica. Più strumenti, più consapevolezza. E forse, solo allora, anche il rapporto tra donne e denaro smetterà di essere raccontato come un’eccezione.

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