Lavoro

Stop a Opzione Donna, chi resta fuori nel 2026 e quali lavoratrici erano ancora ammesse

Stop a Opzione Donna, chi resta fuori nel 2026 e quali lavoratrici erano ancora ammesse
Stop a Opzione Donna, chi resta fuori nel 2026 e quali lavoratrici erano ancora ammesse

Dal 2026, con lo stop di  Opzione Donna, per molte lavoratrici,  viene meno una strada d’uscita che, anche se negli ultimi anni era stata via via ridotta, restava un punto fermo per chi aveva costruito il proprio percorso previdenziale pensando a un’uscita anticipata rispetto alla pensione ordinaria.

Le escluse della chiusura: dipendenti e autonome che non potranno più usare la misura

Le prime a pagare lo stop sono proprio le lavoratrici che per anni hanno visto in Opzione Donna una possibilità concreta di pensionamento anticipato. Prima della stretta decisa dal governo, la misura permetteva l’uscita a dipendenti e autonome con requisiti anagrafici più accessibili, a patto di avere almeno 35 anni di contributi e di accettare il calcolo interamente contributivo dell’assegno. Dal 1° gennaio 2026 questa strada si chiude del tutto: non sarà più disponibile né per chi lavora come dipendente né per chi è iscritta alle gestioni autonome, anche se ormai era vicina ai vecchi requisiti. Ed è proprio questo il nodo più pesante. Molte lavoratrici avevano programmato gli ultimi anni di lavoro contando su questa uscita, mentre ora dovranno guardare ad altri canali, quasi sempre più rigidi e più lontani. La cancellazione pesa soprattutto su chi non rientra nelle condizioni di fragilità riconosciute e quindi perde una possibilità che, pur con un costo economico sull’assegno, lasciava ancora un margine di scelta.

Madri, età anagrafica e sconti sui requisiti: come funzionavano le ultime finestre

Nell’ultima versione di Opzione Donna, il perimetro era già stato ristretto parecchio. L’età richiesta era salita a 61 anni, con una riduzione legata al numero dei figli: 60 anni per chi aveva un figlio, 59 anni per chi ne aveva almeno due. Restava fermo il requisito dei 35 anni di contributi, insieme al ricalcolo contributivo dell’intera pensione, da sempre l’elemento che rendeva la misura meno favorevole sul piano dell’importo mensile. Per molte lavoratrici madri, questo sconto sull’età era diventato l’ultimo spazio utile, soprattutto in presenza di carriere lunghe ma discontinue, dove arrivare alle soglie della pensione anticipata ordinaria era più difficile. Il punto, però, è che quelle finestre erano già molto più strette rispetto al passato e non bastavano più a ricostruire la platea ampia degli inizi. Con lo stop definitivo sparisce anche questo meccanismo e chi contava su uno o due anni di vantaggio dovrà rifare i conti con tempi, importi e convenienza.

Caregiver, invalide e lavoratrici in crisi aziendale: le tre categorie salvate prima dell’addio

Prima della cancellazione totale, Opzione Donna era rimasta in piedi solo per tre categorie considerate meritevoli di una tutela specifica: caregiver, lavoratrici con invalidità e occupate coinvolte in crisi aziendali con tavolo ministeriale aperto oppure licenziate in quel quadro. Era il segno di un cambio profondo della misura, passata da strumento generalizzato di pensionamento anticipato a canale selettivo riservato alle situazioni più difficili sul piano sociale o lavorativo. Per queste lavoratrici l’accesso era ancora possibile, ma sempre con requisiti stretti e con il peso del ricalcolo contributivo. La linea seguita negli ultimi anni è stata proprio questa: restringere il beneficio ai casi ritenuti più urgenti e contenere la spesa pubblica. Il governo ha ritenuto che l’impianto originario fosse diventato meno sostenibile, anche perché la penalizzazione economica, col tempo, pesava meno su carriere sempre più vicine al sistema contributivo puro e quindi lasciava una quota crescente del costo a carico dei conti pubblici.

L’impatto concreto dello stop sui piani di uscita di chi puntava al pensionamento anticipato

L’effetto più concreto della chiusura si vedrà nelle scelte di chi aveva già fatto i propri piani. Le lavoratrici che immaginavano di lasciare il lavoro nel 2026 o subito dopo dovranno capire se possono rientrare in altre formule, come la pensione anticipata ordinaria o eventuali strumenti ponte. In molti casi, però, il risultato sarà solo uno: rinviare l’uscita. Per alcune significherà restare al lavoro per diversi anni in più; per altre, mettere in conto un assegno futuro senza quella flessibilità che Opzione Donna, anche se ridotta, continuava a garantire. C’è poi un aspetto meno visibile ma molto concreto. Questa misura serviva spesso a dare un ordine ai progetti familiari, all’assistenza dei genitori anziani, alla gestione di lavori usuranti o di occupazioni precarie nella fase finale della carriera. Per questo la sua scomparsa non pesa soltanto su una norma previdenziale: tocca un equilibrio personale ed economico che molte donne avevano già messo in conto. Ed è qui, forse più che nel dibattito politico, che la fine di Opzione Donna rischia di lasciare il segno nei prossimi mesi.

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