Time ha riaperto il dibattito sulle figure che stanno lasciando il segno nel 2026 con le sue liste annuali. Tra i nomi scelti ci sono anche quattro donne quasi assenti dal racconto dei media italiani, ma impegnate in prima linea su istruzione, salute, diritti e ricerca farmaceutica.
Il punto, più che la classifica in sé, è un altro: capire chi riesce davvero a incidere. Spesso lontano dai riflettori. In luoghi dove il cambiamento si vede sul campo, non sui social.
La selezione della testata americana, come ogni anno, nasce da un lavoro interno andato avanti per mesi. Giornalisti ed editor valutano impatto pubblico, innovazione e capacità di influenzare il corso degli eventi. Non sempre, va detto, l’influenza è qualcosa di positivo. Ma in questo caso il riconoscimento arriva per risultati concreti, ottenuti spesso senza troppo rumore.
Safeena Husain, la sfida per portare le ragazze a scuola nei villaggi dell’India
Tra i profili indicati da Time Donne dell’Anno 2026 c’è Safeena Husain, 55 anni, economista formata alla London School of Economics e fondatrice di Educate Girls, organizzazione impegnata ad allargare l’accesso all’istruzione femminile nelle zone più svantaggiate dell’India.
Il suo nome dice poco al grande pubblico, soprattutto fuori dagli ambienti specializzati. Eppure il progetto costruito negli anni ha avuto effetti misurabili sulla parità educativa in diversi distretti rurali. Husain, che in passato è stata anche direttrice esecutiva di Child Family Health International a San Francisco, ha legato il suo lavoro a un’idea semplice: se una ragazza resta a scuola, cambia il destino di un’intera comunità.
Nei villaggi, spiegano da anni le organizzazioni che si occupano di istruzione, il problema non è solo entrare in aula. Pesano la povertà, i matrimoni precoci, la distanza dalle scuole, le resistenze culturali. Ed è proprio su questo nodo che Educate Girls ha costruito il suo intervento.
Isata Dumbuya, in Sierra Leone il fronte aperto della maternità
Molto più scarse, quasi inesistenti, le informazioni biografiche su Isata Dumbuya, ostetrica della Sierra Leone e direttrice di Partners In Health nel Paese. La sua presenza nella lista del 2026 è legata al lavoro portato avanti attorno al primo centro di maternità guidato dall’organizzazione, un presidio pensato per affrontare la mortalità materna in uno dei Paesi più fragili del continente.
La riservatezza, qui, fa parte del personaggio. Poche interviste, poche apparizioni pubbliche. Ma il risultato, almeno stando al riconoscimento rilanciato dalla stampa internazionale, è legato a un cambiamento netto nell’assistenza alle donne durante gravidanza e parto.
In Sierra Leone il tema resta da anni uno dei più delicati. Le difficoltà nell’accesso alle cure, la carenza di strutture e personale, i tempi lunghi per raggiungere un ospedale continuano a pesare sugli esiti clinici. Dentro questo quadro, il lavoro di Dumbuya viene letto come un esempio di leadership sanitaria costruita sul campo, senza una narrazione personale a fare da cornice.
Mahnoor Omer, avvocata e attivista cominciata a 14 anni
Ha 25 anni, viene dal Pakistan e ha iniziato a muoversi quando era ancora poco più che una ragazzina. Mahnoor Omer, avvocata e attivista per i diritti umani, è entrata nella lista di Time per il suo impegno nella tutela di donne e ragazze pakistane. Un percorso cominciato a 14 anni con la fondazione della Noor Foundation.
Secondo la ricostruzione rilanciata dai media che hanno raccontato il suo profilo, Omer aveva deciso di agire dopo aver ritenuto troppo lenti e poco efficaci i programmi di una ong locale sulla prevenzione della violenza sessuale. Da lì la scelta di organizzare laboratori nei villaggi, incontri diretti, conversazioni senza filtri su temi che spesso restano fuori dallo spazio pubblico: mestruazioni, salute, cambiamento climatico, sicurezza.
C’è poi un altro passaggio importante del suo attivismo, quello legato al costo dei prodotti igienici femminili. A 16 anni, dopo aver parlato con una collaboratrice domestica, Omer ha portato all’attenzione pubblica il tema della povertà mestruale, spiegando che assorbenti e tamponi, per molte famiglie, sono tutt’altro che scontati. Una campagna concreta, prima ancora che simbolica.
Reshma Kewalramani, la scienza e i farmaci al centro della sfida globale
Nel gruppo c’è anche Reshma Kewalramani, cittadina americana nata a Bombay, oggi Mumbai, trasferitasi negli Stati Uniti con la famiglia a 11 anni. Medico di formazione, studi alla Boston University e ad Harvard, Kewalramani è oggi presidente e amministratrice delegata di Vertex Pharmaceuticals.
Il riconoscimento di Time guarda al suo ruolo nello sviluppo di farmaci innovativi, in particolare nelle terapie per fibrosi cistica, anemia falciforme e beta talassemia. Sotto la sua guida, l’azienda sta portando avanti anche programmi di ricerca su terapie cellulari per il diabete di tipo 1, uno dei fronti più osservati del biotech.
Qui il profilo cambia rispetto agli altri tre. Non c’è l’attivismo locale o l’intervento sociale diretto, ma un impatto industriale e sanitario su scala globale. Kewalramani, in più occasioni riportate dalla stampa internazionale, ha indicato nell’assistenza sanitaria italiana un modello di riferimento sul piano dell’accesso alle cure. Un’osservazione che ha richiamato attenzione, anche perché arriva da una delle figure più ascoltate nel mondo farmaceutico.
Donne influenti, ma quasi invisibili nel racconto italiano
Alla fine il punto è proprio questo: ci sono figure con un peso internazionale riconosciuto che in Italia restano quasi fuori radar. Succede spesso alle donne, soprattutto quando il loro lavoro non produce una narrazione immediata, non accende polemiche e non si presta alla semplificazione.
Nella lista di Time 2026 compaiono anche nomi molto più noti, comprese personalità italiane come Giorgia Meloni e Miuccia Prada. Ma le storie di Husain, Dumbuya, Omer e Kewalramani raccontano un’altra idea di influenza: meno visibile, meno commentata, eppure concreta. Nelle scuole dei villaggi, nelle sale parto, nelle aule di tribunale e nei laboratori di ricerca. Spesso è lì che si misura davvero.








