Salute e Benessere

Parli da solo? Attenzione: può essere il sintomo di gravi malattie. Non sottovalutarlo

Parlare da soli pericolo
Parlare da soli: quando è preoccupante - (assodonna.it)

Numerosi studi dimostrano che il dialogo interiore può essere qualcosa di benefico. Ma non solo. Ecco a cosa stare attenti

Parlare da soli è un comportamento che tutti, prima o poi, hanno sperimentato. Ma è davvero un segno di squilibrio mentale o può invece essere considerato un indicatore di intelligenza e maturità? Negli ultimi anni, diverse ricerche scientifiche hanno approfondito questo tema, dimostrando che il dialogo interiore con sé stessi non solo è normale, ma porta anche a benefici cognitivi significativi.

Secondo uno studio pubblicato da Kross et al. nel 2014, il parlare con la propria voce interiore è un’azione cerebrale fondamentale per il corretto funzionamento psicologico. In momenti di riflessione o di necessità decisionale, parlare da soli aiuta il cervello a elaborare le strategie migliori per affrontare situazioni complesse o gestire le proprie emozioni. In sostanza, questa pratica favorisce l’autoregolazione comportamentale e l’autocontrollo, migliorando la capacità di prendere decisioni consapevoli.

Questa attività, spiegano gli studiosi, altro non è che un dialogo con la propria coscienza interiore. Tale consapevolezza implica un alto grado di maturità intellettiva: chi parla con sé stesso riconosce la propria coscienza e ne fa uso per prevenire comportamenti impulsivi o inadeguati, come ad esempio l’uso di linguaggio scurrile in situazioni sociali delicate. È un meccanismo che aiuta a migliorare l’adattamento sociale e a gestire meglio le proprie emozioni.

Una ricerca condotta da Gary Lupyan e Daniel Swingley, pubblicata nel 2011 sul Quarterly Journal of Experimental Psychology, ha fornito evidenze importanti sull’efficacia del parlare da soli come stimolo cognitivo. Nell’esperimento, ai partecipanti veniva chiesto di nominare ad alta voce un oggetto da trovare all’interno di un ambiente simulato, come un supermercato. I risultati hanno dimostrato che coloro che pronunciavano il nome dell’oggetto da cercare lo trovavano più rapidamente rispetto a chi cercava senza parlare.

Ripetere a voce alta il nome di un oggetto stimola il cervello a focalizzare meglio l’attenzione, riducendo le distrazioni e migliorando la capacità di concentrazione sul compito specifico. Questo fenomeno, noto come self-talk, è un valido alleato nella gestione di compiti complessi e nella risoluzione di problemi quotidiani.

Quando parlare da soli può essere un campanello d’allarme

Nonostante i numerosi benefici, è importante sottolineare che un uso eccessivo e incontrollato del parlare da soli può indicare la presenza di un disagio psicologico. Parlare sistematicamente a voce alta senza motivo apparente, accompagnato da borbottii, esclamazioni o rimproveri, può essere segnale di forte stress o di disturbi più gravi, come disturbi di personalità o psicosi.

Rischi solitudine

I rischi della solitudine – (assodonna.it)

Gli esperti avvertono che in caso di sensazione di perdita di controllo su questo comportamento è necessario consultare uno psicologo. Esistono terapie, come il training autogeno, che aiutano a rilassare la mente e a ristabilire un dialogo sano con la propria coscienza, senza eliminarlo ma mantenendolo in equilibrio.

Parlare con se stessi, dunque, non solo non è un segno di pazzia, ma rappresenta una funzione cognitiva preziosa. Come ha osservato Michael Inzlicht, psicologo dell’Università di Toronto, il self-talk aiuta a modulare l’impulsività e a mantenere l’autocontrollo. È tramite questo dialogo interiore che quotidianamente ci incoraggiamo, ci motiviamo e ci rassicuriamo.

Dunque, la prossima volta che ci si sorprende a parlare da soli, magari a voce alta, non bisogna sentirsi in imbarazzo: si sta semplicemente esercitando una pratica che Einstein stesso utilizzava per alimentare il suo genio e che la scienza oggi riconosce come un potente strumento per migliorare le capacità cognitive e la gestione emotiva.

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