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Invalidità, gli aggiornamenti e i cambi: cosa succede dal 1 marzo 2026

l progetto, già sperimentato in 20 province dal gennaio 2025 e dal settembre 2025, si prepara a un’ulteriore estensione su scala nazionale
La riforma dell’accertamento dell’invalidità: verso un modello unico e digitale (www.assodonna.it)

A partire dal 1° marzo 2026, il sistema di accertamento dell’invalidità civile, vivrà una svolta significativa con l’avvio di una nuova fase.

Questa riforma, che ha come fulcro la digitalizzazione e la centralizzazione delle procedure, interessa da marzo 40 province italiane, coinvolgendo una parte consistente della popolazione con disabilità.

Il progetto, già sperimentato in 20 province dal gennaio 2025 e dal settembre 2025, si prepara a un’ulteriore estensione su scala nazionale, con l’obiettivo di uniformare, semplificare e rendere più efficiente l’intero iter di valutazione e riconoscimento.

L’elemento innovativo più rilevante della riforma è la centralizzazione dell’accertamento medico-legale in capo all’INPS, che diventa l’unico soggetto accertatore per tutto il territorio nazionale. Il sistema prevede l’abolizione della tradizionale domanda cartacea e l’introduzione di un certificato medico introduttivo telematico, il quale avvierà automaticamente la procedura di valutazione multidimensionale della condizione di disabilità.

Questa valutazione non si limiterà più a un’analisi esclusivamente sanitaria, ma analizzerà anche gli aspetti sociali e il cosiddetto “progetto di vita” della persona interessata, segnando un cambio di paradigma nel modo di intendere la disabilità. Con questo approccio, infatti, si cerca di superare la rigida classificazione clinica per adottare una visione più umana e completa, che tenga conto delle reali difficoltà e potenzialità del soggetto.

La riforma interessa non soltanto i nuovi casi, ma anche chi deve sottoporsi a revisioni periodiche, evitando che chi è già riconosciuto debba affrontare iter diversi e più complessi.

Fasi sperimentali e territori coinvolti

La riforma è stata testata in due fasi sperimentali: una prima fase avviata il 1° gennaio 2025 in 9 province (tra cui Brescia, Trieste, Firenze, Perugia, Catanzaro e Sassari) e una seconda fase dal 30 settembre 2025, che ha coinvolto ulteriori 11 province, tra cui Alessandria, Genova, Lecce, Palermo e le autonomie di Trento e Valle d’Aosta.

Dal 1° marzo 2026, la riforma si estenderà a 40 nuove province, coprendo un ampio spettro territoriale che comprende realtà del Nord, Centro e Sud Italia come Milano, Roma, Bologna, Cagliari, Messina, Venezia e Verona. Questo passaggio rappresenta una tappa cruciale prima della piena operatività della riforma in tutto il Paese, prevista per il 1° gennaio 2027.

Con l’adozione del nuovo sistema, i cittadini potranno beneficiare di una procedura più snella e digitalizzata

Vantaggi concreti per i cittadini e uniformità nella valutazione (www.assodonna.it)

Con l’adozione del nuovo sistema, i cittadini potranno beneficiare di una procedura più snella e digitalizzata, che elimina le lunghe attese e le duplicazioni di richieste tra diversi enti. La trasmissione telematica del certificato medico consentirà di avviare la pratica senza doversi recare di persona agli sportelli, riducendo notevolmente i tempi di attesa.

Un altro punto cruciale è l’uniformità dei criteri di valutazione: fino ad oggi, la frammentazione tra province e commissioni diverse ha generato disparità nei giudizi, con soggetti affetti dalla stessa patologia valutati in modo differente a seconda della zona di residenza. La riforma, affidando all’INPS la responsabilità unica, punta a superare queste differenze, assicurando parità di trattamento su tutto il territorio nazionale.

Inoltre, la nuova metodologia di accertamento, che integra un approccio multidisciplinare, permetterà di definire percorsi personalizzati per ciascun individuo, tenendo conto non solo delle sue condizioni cliniche ma anche delle implicazioni sociali e della sua situazione personale.

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