Notizie

Assegno di mantenimento, questa svita può costarti la perdita totale: decisione definitiva

Assegno di mantenimento nuova sentenza
Assegno di mantenimento, questa svita può costarti la perdita totale -assodonna.it

La recente pronuncia della Suprema Corte di Cassazione, con l’ordinanza 617/2026, ha ribadito un principio fondamentale nel diritto di famiglia italiano.

Chi nasconde un’attività lavorativa per ottenere l’assegno di mantenimento dall’ex coniuge rischia di perderne definitivamente il diritto.

Questo verdetto rafforza il ruolo delle indagini investigative private nelle controversie economiche post-separazione, sottolineando come prove raccolte con metodi professionali e validate in aula possano incidere decisamente sull’esito delle cause.

L’importanza delle prove investigative nelle cause di mantenimento

Le agenzie investigative sono diventate strumenti essenziali per i tribunali italiani, specialmente nelle separazioni dove si discute del sostegno economico.

Nuova sentenza Cassazione sull'assegno di mantenimento

L’importanza delle prove investigative nelle cause di mantenimento-assodonna.it

Secondo la Cassazione, le fotografie, gli appostamenti e i pedinamenti realizzati da un investigatore privato diventano elementi probatori di primaria importanza se confermati dalla sua testimonianza diretta in tribunale.

Non si tratta più di semplici indizi, ma di prove tangibili che possono smentire dichiarazioni mendaci di indigenza.

Il caso esaminato ha visto una donna che, dopo la separazione, dichiarava di non avere un lavoro stabile e quindi chiedeva un assegno di mantenimento.

Tuttavia, le indagini avevano documentato la sua presenza quotidiana presso una società immobiliare, dimostrando che svolgeva un’attività lavorativa continuativa e regolare.

La vicenda riguarda una signora che aveva impugnato la decisione dei giudici di secondo grado, i quali avevano negato il contributo economico richiesto all’ex marito proprio in virtù delle prove investigative.

La donna sosteneva che la relazione dell’investigatore non dimostrasse un inserimento lavorativo stabile. Ma la Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la validità delle decisioni precedenti.

Le prove raccolte dall’investigatore – fotografie, dati cronologici e testimonianze – hanno mostrato la frequenza costante della donna presso l’agenzia immobiliare, con orari regolari e una continuità che escludeva qualsiasi attività occasionale o sporadica.

Questa “proficua attivazione” ha dimostrato la capacità della donna di raggiungere una propria autonomia economica, annullando così le condizioni di bisogno che giustificano l’assegno di mantenimento.

Un punto centrale della sentenza riguarda come la prova investigativa acquisisca valore legale in tribunale. La difesa aveva contestato l’uso della relazione scritta, ma la Corte ha sottolineato che il giudice non si è basato solo sul documento cartaceo.

Fondamentale è stata la testimonianza diretta dell’investigatore, convocato in aula per raccontare ciò che aveva osservato.La sua deposizione, resa sotto giuramento, ha trasformato la relazione da semplice indizio a prova concreta, confermando con precisione giorni, orari e modalità dell’attività lavorativa svolta.

Non si tratta quindi di supposizioni o opinioni, ma di una cronaca dettagliata di fatti verificabili. Questa testimonianza impedisce a chi richiede il mantenimento di simulare uno stato di inattività economica, poiché i fatti reali emergono in modo chiaro e incontestabile.

Change privacy settings
×