La nuova legge di Bilancio introduce sconti sui contributi per chi assume donne: tutte le condizioni, i limiti e le regole
Nel 2026 assumere un lavoratore potrebbe costare meno. La legge di Bilancio ha inserito un nuovo esonero contributivo parziale che riguarda alcune categorie precise. Il testo punta a ridurre il costo del lavoro e a favorire contratti più sicuri. Le misure interessano giovani, donne svantaggiate e assunzioni nelle aree della Zona economica speciale unica (Zes) del Mezzogiorno. La novità è stata richiamata anche dal governo il 2 gennaio 2026, con l’obiettivo di dare un segnale sull’occupazione stabile. Alcuni dettagli tecnici, però, arriveranno solo con un decreto ministeriale.
Come funziona lo sconto contributivo nel 2026 e quali aziende possono richiederlo
La nuova disciplina è scritta nei commi 153, 154 e 155 dell’articolo 1 della legge di Bilancio 2026. Il quadro è chiaro: lo Stato riconosce un beneficio alle aziende private che assumono, o stabilizzano, con contratti regolari. La misura riguarda il solo settore privato e premia soprattutto le assunzioni che portano a un contratto a tempo indeterminato.
Il vantaggio principale è la riduzione dei contributi previdenziali dovuti dal datore di lavoro. Parliamo di uno sgravio parziale, perché i premi Inail restano esclusi. La norma esclude anche i dirigenti, che non rientrano in questa forma di incentivo. È un punto che molte imprese stanno già controllando, specie quelle con contratti misti e figure manageriali.
Un aspetto centrale è la durata. Lo sconto non vale sempre allo stesso modo. Dipende dal tipo di contratto e dal momento in cui viene stabilizzato. Se un’azienda avvia un contratto a tempo determinato, il beneficio può durare 12 mesi. Se quel contratto viene trasformato in tempo indeterminato, lo sgravio si allunga e arriva fino a 18 mesi, calcolati dall’inizio del rapporto. Se invece l’assunzione parte subito con un contratto stabile, il sistema riconosce l’esonero per 24 mesi.

Cosa prevede lo sconto contributivo e quanto può durare – assodonna.it
Non è un incentivo “generico”. Il governo ha puntato su categorie considerate strategiche. Si parla di occupazione giovanile stabile, di sostegno alle lavoratrici in condizioni di svantaggio e di rilancio delle aree del Sud. Non a caso la norma richiama la Zes unica del Mezzogiorno, che nel 2026 resta uno dei perimetri su cui si concentrano più strumenti di politica industriale e del lavoro.
Le risorse a disposizione sono già indicate. La spesa autorizzata è pari a 154 milioni di euro per il 2026, poi 400 milioni per il 2027 e 271 milioni per il 2028. Questo significa che il governo vuole rendere la misura sostenibile su più anni, anche se la fase applicativa nel breve resta legata ai decreti attuativi. Il vero nodo, adesso, è l’attuazione concreta: tempi, limiti e modalità operative.
Bonus per madri con tre figli, part-time agevolato e limiti di cumulo degli esoneri
Dentro la stessa manovra entrano anche misure specifiche che riguardano la genitorialità. Una delle più rilevanti riguarda le madri lavoratrici. La legge prevede un esonero del 100% dei contributi previdenziali, con un limite massimo di 8.000 euro l’anno. La platea, però, non è ampia: la lavoratrice deve avere almeno tre figli. Il più piccolo deve essere minorenne. Serve anche un altro requisito: la donna deve risultare senza un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi.
Questa parte della norma segue una logica precisa. Lo Stato prova a ridurre la distanza tra maternità e lavoro stabile, soprattutto nei casi in cui il rientro diventa difficile. È un tema che da anni entra nelle statistiche sull’occupazione femminile. Nel 2026 la risposta passa anche da questo tipo di incentivi.

Bonus per madri con tre figli, part-time agevolato e limiti di cumulo degli esoneri – assodonna.it
C’è poi la misura legata al part-time richiesto per motivi familiari. In questo caso il beneficio va all’azienda. Se il datore accetta la trasformazione da tempo pieno a tempo parziale, e se la riduzione dell’orario è almeno del 40%, allora scatta un esonero contributivo totale fino a 3.000 euro annui. La durata è di 24 mesi. Anche qui servono condizioni precise: il lavoratore o la lavoratrice deve avere almeno tre figli conviventi. Il beneficio può essere mantenuto fino a quando il figlio più piccolo non compie 10 anni.
Per le famiglie con figli con disabilità, la regola cambia. Il limite dei 10 anni decade. Il beneficio, in quel caso, può restare attivo finché dura il rapporto di lavoro part-time. È una differenza importante e va letta con attenzione, perché cambia la prospettiva per molte aziende che gestiscono richieste di orario ridotto.
Ci sono anche limiti netti. La norma chiarisce che questi incentivi non si applicano al lavoro domestico. Restano esclusi anche i contratti di apprendistato. E poi c’è il tema del cumulo. Non è possibile sommare gli esoneri con altre riduzioni contributive simili. La legge consente però la cumulabilità con la maxi-deduzione del costo del lavoro prevista dal d.lgs. 216/2023, legata alle nuove assunzioni stabili.
Un altro passaggio arriva dagli esperti. La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, nella circolare n. 1 del 16 gennaio 2026, ha segnalato che per applicare i bonus potrebbe servire un confronto con la Commissione Europea. L’obiettivo è garantire il rispetto della disciplina sugli aiuti di Stato. È un punto tecnico, ma conta. Senza un quadro chiaro, alcune aziende potrebbero attendere prima di attivare certe assunzioni con la leva degli incentivi.








