È la donna che negli ultimi cinque anni ha guidato l’agenda economica e politica dell’Unione europea in una delle fasi più turbolente della sua storia recente.
Prima presidente donna della Commissione europea, oggi Ursula von der Leyen è al centro di una nuova partita per la riconferma.
La sua figura divide, mobilita, condiziona mercati e governi. Capire chi è davvero significa leggere in controluce le trasformazioni economiche dell’Europa, dalla pandemia alla guerra in Ucraina fino alla transizione verde.
Dalle radici europee alla formazione
Ursula Gertrud Albrecht von der Leyen nasce l’8 ottobre 1958 a Ixelles, Bruxelles, in una famiglia già immersa nelle dinamiche comunitarie. Il padre, Ernst Albrecht, lavora nella nascente Commissione europea prima di rientrare in Germania e diventare presidente della Bassa Sassonia per la Cdu. L’Europa, per lei, non è un orizzonte politico costruito dopo, ma un ambiente familiare.
Dopo un primo percorso universitario tra archeologia ed economia, sceglie medicina e si laurea ad Hannover nel 1987, specializzandosi in ginecologia. È una fase poco raccontata ma significativa: il profilo tecnico e scientifico tornerà più avanti nel modo in cui affronterà dossier complessi come la sanità europea durante il Covid.
È sposata con il medico Heyko von der Leyen e madre di sette figli. Un elemento che nella sua carriera politica è stato spesso richiamato, soprattutto quando da ministra della Famiglia ha promosso riforme per conciliare lavoro e maternità.
L’ascesa nella politica tedesca
Iscritta alla Cdu dal 1990, entra stabilmente nella politica attiva nei primi anni Duemila. Nel 2003 diventa ministra degli Affari sociali in Bassa Sassonia e poco dopo viene chiamata a Berlino da Angela Merkel come ministra della Famiglia. Qui si costruisce una reputazione di riformista pragmatica, introducendo misure per l’espansione degli asili nido e nuovi strumenti di sostegno economico alle famiglie.
Nel 2013 compie un passaggio storico diventando la prima donna ministra della Difesa della Germania. Un incarico delicato, segnato da riforme interne alla Bundeswehr e da critiche sulla gestione dei costi militari. È in questa fase che matura un profilo europeo più marcato, sostenendo un rafforzamento della cooperazione in materia di difesa tra Stati membri.
La Commissione europea e la sorpresa del 2019
Nel 2019 viene indicata come presidente della Commissione europea dopo il fallimento del sistema dello “spitzenkandidat”. Una scelta sostenuta dal presidente francese Emmanuel Macron e ratificata dal Parlamento europeo con una maggioranza risicata. È la prima donna a guidare l’esecutivo comunitario.
Il suo mandato inizia con una promessa ambiziosa: rendere l’Europa il primo continente climaticamente neutro attraverso il Green Deal europeo. Un pacchetto di riforme economiche, energetiche e industriali che punta alla neutralità climatica entro il 2050, ma che ha acceso forti tensioni tra governi, imprese e mondo agricolo.
Pandemia, debito comune e Next Generation EU
Pochi mesi dopo il suo insediamento esplode la pandemia di Covid-19. La Commissione guidata da von der Leyen sceglie una strada inedita: l’emissione di debito comune europeo per finanziare il piano Next Generation EU, da 750 miliardi di euro. Una svolta storica nella governance economica dell’Unione.
All’Italia vengono destinati quasi 200 miliardi tra prestiti e sovvenzioni. Contestualmente viene sospeso il Patto di stabilità per consentire agli Stati membri di sostenere le economie nazionali. Una decisione che ha cambiato temporaneamente gli equilibri fiscali europei e aperto un dibattito ancora in corso sulla riforma delle regole di bilancio.
Guerra in Ucraina e nuove sanzioni
Il 24 febbraio 2022 l’invasione russa dell’Ucraina apre una nuova fase. La Commissione vara undici pacchetti di sanzioni contro Mosca e rafforza il sostegno economico e militare a Kyiv. Von der Leyen assume un ruolo centrale nel coordinamento delle risposte europee, spingendo anche per la riduzione della dipendenza energetica dal gas russo.
Parallelamente accelera la strategia industriale europea, con misure a sostegno della produzione interna di tecnologie verdi e semiconduttori, nel tentativo di ridurre la dipendenza da Cina e Stati Uniti.
A cinque anni dall’elezione, von der Leyen lavora per ricompattare una maggioranza che includa popolari, socialisti e liberali, con un dialogo aperto anche ai Verdi. La sua riconferma non è scontata, ma il suo profilo resta uno dei pochi capaci di tenere insieme dimensione politica ed economica.
Per chi osserva le dinamiche economiche europee, la sua figura rappresenta un punto di snodo: dalla mutualizzazione del debito alla transizione energetica, passando per la politica industriale e le sanzioni internazionali. Scelte che hanno inciso sui bilanci pubblici, sulle imprese e sulle famiglie.
Nel bene o nel male, Ursula von der Leyen è diventata una delle donne più influenti al mondo nel campo politico ed economico.








