Il problema del toilet plume è una conseguenza intrinseca dei sistemi di scarico tradizionali. E i rischio non andrebbero trascurati.
La presenza di batteri provenienti dal water possono contaminare altri oggetti ed è un fenomeno scientificamente provato. Un rischio igienico spesso sottovalutato.
Le recenti ricerche confermano che ogni volta che tiriamo lo sciacquone, si genera una nube di micro-goccioline carica di agenti patogeni, capace di raggiungere e contaminare anche gli oggetti più vicini. Uno in particolare.
Il fenomeno del toilet plume e il rischio di contaminazione
Quando si attiva lo sciacquone, non avviene solo l’eliminazione dei rifiuti corporei, ma si innesca un processo di fluidodinamica detto toilet plume. Questa nube invisibile di aerosol, composta da micro-goccioline, si solleva e si diffonde nell’aria circostante, trasportando batteri fecali e altri microrganismi.
Il fenomeno è stato studiato sin dagli anni Cinquanta e confermato da numerosi esperimenti, tra cui uno del 1975 che ha dimostrato come lo scarico possa diffondere i batteri nell’ambiente.
Due principali meccanismi sono responsabili di questa dispersione: lo splashing, cioè l’impatto dell’acqua contro la ceramica che genera gocce più grandi e pesanti che si depositano sulle superfici vicine, e il bursting delle bolle, che produce particelle microscopiche leggere e sospese nell’aria anche per ore, in grado di viaggiare oltre 1,8 metri.
Lo spazzolino da denti: l’oggetto più esposto e vulnerabile
Lo spazzolino da denti è tra gli oggetti più a rischio di contaminazione nel bagno. Le setole in nylon, dense e ravvicinate, favoriscono l’assorbimento dell’umidità e intrappolano le particelle batteriche presenti nell’aria. Uno studio della Quinnipiac University ha rilevato che il 60% degli spazzolini esaminati in bagni condivisi presentava tracce di coliformi fecali, spesso provenienti da altri utenti.

L’allerta per gli spazzolini – assodonna.it
Inoltre, il tipo di spazzolino incide sulla proliferazione microbica. I modelli elettrici con testina cava possono ospitare fino a 3.000 volte più microrganismi rispetto a quelli tradizionali, rappresentando così una vera e propria “autostrada” per i batteri.
Strategie di prevenzione: oltre il semplice abbassare il coperchio
La pratica comune di chiudere il coperchio del WC prima di tirare lo sciacquone non elimina completamente il rischio di contaminazione. Studi del 2024 pubblicati sull’American Journal of Infection Control hanno evidenziato che, con il coperchio abbassato, gli aerosol non si disperdono verso l’alto ma lateralmente, contaminando comunque l’ambiente circostante.
Anche l’utilizzo dei copri-spazzolino può risultare controproducente, perché trattengono l’umidità, favorendo la crescita di microrganismi come Candida e Pseudomonas, potenzialmente pericolosi quanto quelli diffusi dal toilet plume.
La soluzione più efficace consiste in una combinazione di accorgimenti:
- Disinfezione periodica del water con prodotti specifici, per ridurre la carica batterica alla fonte;
- Uso di porta-spazzolini con luce UV, che diminuiscono significativamente la presenza di batteri sulle setole, sebbene la loro efficacia sia limitata alle superfici esposte;
- Collocazione dello spazzolino a una distanza minima di due metri dal WC, preferibilmente in un mobile ben ventilato;
- Consentire allo spazzolino di asciugarsi completamente, poiché l’umidità persistente facilita la proliferazione microbica.
Finché non si diffonderanno soluzioni innovative come i WC a vuoto, simili a quelli utilizzati negli aerei, sarà necessario adottare questi comportamenti per limitare la contaminazione e migliorare l’igiene personale.








