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Quella piccola routine che logora lo stomaco giorno dopo giorno: smetti subito prima che sia troppo tardi

logorare lo stomaco
Quella piccola routine che logora lo stomaco giorno dopo giorno: smetti subito prima che sia troppo tardi - assodonna.it

Bruciore di stomaco, tosse secca e notti agitate: questa piccola routine logora lo stomaco giorno dopo giorno

Quando si pensa ai danni da fumo, il pensiero va subito ai polmoni, al cuore, ai vasi sanguigni. Ma c’è un organo che spesso resta nell’ombra e che invece subisce conseguenze quotidiane e profonde: lo stomaco. Il bruciore retrosternale che compare dopo i pasti, la sensazione di pesantezza, la tosse notturna secca, il reflusso acido che risale fino alla gola non sono sintomi casuali. Nella maggior parte dei casi hanno una componente diretta o indiretta legata alla sigaretta. E non conta ridurre il numero, spostarle nel tempo o passare a dispositivi “alternativi”: la verità, confermata da decine di studi, è che non esiste una modalità sicura di fumare per il sistema digestivo.

Il fumo altera la chimica dello stomaco, abbassa le difese e aggrava i sintomi del reflusso

Uno dei principali meccanismi attraverso cui il fumo peggiora la digestione riguarda il rilassamento dello sfintere esofageo inferiore, la valvola che separa stomaco ed esofago. Quando questa si indebolisce, i succhi gastrici risalgono più facilmente, causando bruciore e rigurgito. La nicotina e altre sostanze presenti nel tabacco riducono anche la produzione di muco protettivo e bicarbonato, lasciando la mucosa gastrica più esposta agli acidi.

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Il fumo altera la chimica dello stomaco, abbassa le difese e aggrava i sintomi del reflusso – assodonna.it

Il risultato è che il fumatore tende ad avere più episodi di acidità, e che questi episodi durano più a lungo. Il fumo altera i tempi di svuotamento gastrico, rallenta la digestione e peggiora la percezione del pasto, soprattutto nelle ore serali. Durante la notte, complice la posizione sdraiata, si verifica spesso la risalita degli acidi fino alla gola, con tosse secca al risveglio, senso di nodo in gola, voce roca. Questi sintomi possono essere confusi con altre cause, ma quando sono presenti in un fumatore che lamenta anche bruciore gastrico, il legame è praticamente certo.

Col tempo, se non si interviene, la semplice acidità può trasformarsi in malattia da reflusso gastroesofageo cronico, con ulcere esofagee, infiammazioni o addirittura la comparsa dell’esofago di Barrett, una condizione considerata precancerosa. Per questo smettere di fumare non è solo un consiglio generico, ma una misura preventiva precisa, che migliora i sintomi già dopo poche settimane.

Né sigarette elettroniche né sigari: nessuna variante del fumo è innocua per chi soffre di acidità

Uno degli errori più comuni tra chi fuma e soffre di disturbi gastrici è pensare che basti ridurre il numero di sigarette per migliorare. Altri si illudono che cambiare formato – passando alla sigaretta elettronica, ai sigari o alle pipe – possa proteggere lo stomaco. Ma la nicotina resta il principale fattore di rischio, qualunque sia la modalità di consumo. Le sigarette elettroniche, pur non avendo combustione, rilasciano vapore contenente sostanze irritanti, e non esistono prove che le rendano più sicure dal punto di vista gastrico.

Anche chi non fuma direttamente ma vive in ambienti dove si fuma spesso, può accusare sintomi legati all’acidità. Il fumo passivo, soprattutto in ambienti chiusi, può irritare le vie aeree e la mucosa gastrica, aggravando il quadro, in particolare nei bambini e in chi ha già problemi digestivi.

I benefici dello stop al fumo sono invece rapidi e concreti. In molti ex fumatori i sintomi iniziano a migliorare già nelle prime due-tre settimane, con una riduzione dell’intensità del bruciore e un sonno più regolare. Dopo alcuni mesi, la mucosa gastrica recupera la sua funzione protettiva, lo sfintere esofageo riprende tono e la digestione diventa meno problematica. Non servono farmaci miracolosi: il cambiamento avviene quando la nicotina sparisce.

Per chi ancora non è pronto a smettere, esistono strategie alimentari che attenuano temporaneamente i sintomi: pasti più leggeri, attenzione all’alcol e ai cibi acidi, nessun riposo a stomaco pieno. Ma si tratta solo di soluzioni-tampone. Finché il fumo resta, la causa principale dell’acidità persiste. Ed è bene non aspettare che il disturbo diventi cronico per iniziare a prendere una decisione.

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