Dai numeri ai profili di rischio: come cambiano i controlli e perché gli Isa diventano centrali per partite Iva e professionisti.
Il sistema dei controlli fiscali sta vivendo una trasformazione profonda, destinata a incidere concretamente sul rapporto tra contribuenti e amministrazione finanziaria. Si parla di un metodo selettivo che punta a individuare in anticipo le posizioni considerate più fragili. Ecco perché è importante prendere in considerazione i cosiddetti punteggi Isa.
Il cambiamento non riguarda solo le modalità operative, ma anche la filosofia di fondo. Lo scopo è quello di aumentare l’efficacia degli accertamenti, riducendo interventi inutili e concentrando le risorse dove emergono segnali di incoerenza. Per chi ha una partita Iva, capire come funziona questo meccanismo diventa quindi determinante.
Il 2026 si apre così con una nuova stagione di controlli mirati, basati sull’analisi preventiva dei dati e all’incrocio di informazioni provenienti da centinaia di archivi. Un sistema che può apparire complesso, ma che può essere spiegato in modo chiaro partendo da un concetto chiave: gli Isa.
Cosa sono gli Isa e perché contano
Gli Isa, indicatori sintetici di affidabilità, sono strumenti che servono a misurare il grado di coerenza di un’attività economica rispetto ai parametri del settore in cui opera. A ogni contribuente viene attribuito un punteggio compreso tra 1 e 10, calcolato sulla base dei dati dichiarati: ricavi, costi, struttura dell’impresa e altre variabili economiche.

Con gli Isa il Fisco passa da controlli a caso a verifiche mirate – assodonna
Un valore basso non equivale automaticamente a evasione, ma segnala una situazione che merita attenzione. In pratica, indica che alcuni numeri non sono perfettamente allineati a quelli medi di attività simili. Al contrario, un punteggio alto non garantisce l’immunità dai controlli, ma riduce la probabilità di verifiche approfondite e consente l’accesso a specifici benefici premiali.
Il nuovo approccio adottato dall’Agenzia delle Entrate si basa su analisi incrociate e algoritmi che confrontano, quasi in tempo reale, dati bancari, spese sostenute e ricavi dichiarati. Non più controlli a campione, dunque, ma verifiche “su misura”, inserite nel Piano integrato di attività e organizzazione. In questo quadro cresce anche la collaborazione con la Guardia di Finanza, che affianca l’amministrazione finanziaria in un’ottica di scambio costante di informazioni. Il risultato atteso è una maggiore qualità degli accertamenti e una riduzione delle sovrapposizioni.
A rendere possibile questo sistema è l’infrastruttura tecnologica gestita da Sogei, che integra dati provenienti da fatturazione elettronica, corrispettivi telematici, comunicazioni Iva e flussi informativi anche internazionali. I profili considerati più esposti sono quelli con ricavi dichiarati troppo contenuti rispetto alla dimensione dell’attività. Le imprese di medie dimensioni, ad esempio, presentano costi strutturali elevati – personale, magazzino, investimenti – che devono trovare riscontro nei risultati economici dichiarati. Scostamenti marcati rappresentano un campanello d’allarme.
Attenzione anche all’uso anomalo di crediti d’imposta o di crediti Iva, così come alle posizioni di chi non ha aderito, o è decaduto, dal concordato preventivo biennale. In questi casi il profilo di rischio aumenta e la probabilità di rientrare nei controlli cresce.








