In Piemonte, e in particolare a Torino, è in corso un’intensa circolazione del Virus Respiratorio Sinciziale (VRS) che sta provocando un aumento significativo dei ricoveri pediatrici.
Sono oltre 90 i bambini attualmente ospedalizzati, come riportato da La Stampa, per insufficienza respiratoria acuta, molti dei quali all’ospedale Regina Margherita, tutti in condizioni stabili.
Cosa è il virus Sinciziale e come riconoscerlo
Il Virus Respiratorio Sinciziale è ampiamente diffuso nella popolazione. Negli adulti e nei bambini più grandi si manifesta spesso con sintomi simili a un raffreddore, talvolta con quadri più impegnativi come la polmonite.
Nei neonati, però, lo scenario cambia radicalmente. Soprattutto nel primo anno di vita, e in modo particolare nei primi tre mesi, il virus può provocare la bronchiolite, un’infezione delle basse vie respiratorie che colpisce i bronchioli e può determinare difficoltà respiratorie importanti.
La caratteristica più insidiosa della bronchiolite nei lattanti è la rapidità dell’evoluzione clinica: si può passare in pochi giorni da sintomi apparentemente banali, come raffreddore e naso che cola, a un coinvolgimento significativo dell’albero bronchiale, con respiro affannoso e necessità di ricovero.
Per questo motivo gli esperti raccomandano un monitoraggio attento a domicilio e il tempestivo coinvolgimento del pediatra in presenza di segnali di peggioramento.
I sintomi, dunque, possono variare da forme lievi fino a quadri gravi che richiedono supporto respiratorio e cure intensive.
Dal 2022 è disponibile anche in Europa un anticorpo monoclonale in grado di ridurre significativamente il rischio di sviluppare forme severe della malattia. Uno strumento di prevenzione importante, soprattutto per i neonati più vulnerabili.
L’appello del virologo Matteo Bassetti
A lanciare l’allarme, dalle sue pagine Facebook è anche il virologo Matteo Bassetti, che parla di un vero e proprio “boom di ricoveri pediatrici e casi gravi”, sottolineando come numerosi piccoli pazienti non fossero stati immunizzati con l’anticorpo monoclonale oggi disponibile per la prevenzione delle forme più severe.








