Mantenere una forma fisica adeguata è l’obiettivo di tantissime persone, ma farlo nel modo sbagliato può compromettere non poco la salute.
L’uso diffuso della semaglutide nel trattamento dell’obesità e del diabete apre un nuovo fronte di attenzione clinica legato a un possibile rischio oculare, pur restando basso in termini assoluti.
Negli ultimi anni il principio attivo semaglutide si è affermato come uno dei pilastri nella gestione del peso corporeo e del diabete di tipo 2. Farmaci come Wegovy e Ozempic hanno ampliato le opzioni terapeutiche, offrendo benefici documentati anche sul fronte cardiovascolare.
Parallelamente, l’attenzione della comunità scientifica si è spostata su alcuni effetti collaterali rari, tra cui una forma di perdita della vista associata a una riduzione del flusso sanguigno al nervo ottico.
Il segnale emerso dai dati della FDA
Uno studio coordinato dall’Università di Ottawa ha analizzato il database degli eventi avversi della Food and Drug Administration, prendendo in esame oltre 30 milioni di segnalazioni raccolte tra il 2017 e il 2024.

Cosa preoccupa veraente (www.assodonna.it)
All’interno di questo campione, circa 31.700 casi riguardavano la semaglutide. L’analisi ha evidenziato un dato specifico: la formulazione ad alto dosaggio di Wegovy presenta un segnale di segnalazione sproporzionato per la neuropatia ottica ischemica.
In termini relativi, la probabilità di segnalazione risulta quasi cinque volte superiore rispetto a Ozempic, utilizzato prevalentemente per il diabete. Il dato non indica automaticamente un rischio clinico diretto, ma segnala una concentrazione maggiore di casi riportati.
Differenze tra formulazioni e modalità di assunzione
Un elemento centrale dello studio riguarda il ruolo della formulazione del farmaco. Le versioni iniettabili ad alto dosaggio sembrano associate a un numero maggiore di segnalazioni rispetto alle alternative.
Al contrario, Rybelsus, la versione orale della semaglutide, non ha mostrato segnali rilevanti nello stesso ambito. Gli autori collegano questa differenza alla diversa velocità di assorbimento, più graduale nelle formulazioni in compresse. Questo aspetto suggerisce che non sia solo il principio attivo a incidere, ma anche le modalità con cui viene introdotto nell’organismo.
Il nodo delle differenze di genere
Tra i risultati emersi compare anche una disparità tra uomini e donne. Nei pazienti di sesso maschile, il rischio di segnalazione della neuropatia ottica ischemica risulta oltre tre volte superiore.
Si tratta di un dato che non trova un riscontro diretto nell’epidemiologia tradizionale della patologia, e che quindi solleva interrogativi metodologici. Gli stessi ricercatori evidenziano la possibilità che fattori esterni, come la tipologia di pazienti trattati o l’attenzione mediatica, possano aver influenzato i risultati.
I limiti dei sistemi di segnalazione
Il database della FDA si basa su segnalazioni spontanee, uno strumento utile per individuare segnali di sicurezza ma non sufficiente per stabilire relazioni causali certe.
I dati possono essere influenzati da variabili come la notorietà del farmaco, la frequenza di utilizzo o la presenza di patologie concomitanti. Questo rende necessario interpretare i risultati con cautela, evitando conclusioni definitive.
In Europa, l’Agenzia europea per i medicinali ha già classificato la neuropatia ottica ischemica come effetto collaterale molto raro della semaglutide.
Una valutazione confermata anche dalla MHRA, che ha stimato un’incidenza estremamente contenuta, nell’ordine di un caso aggiuntivo ogni 10.000 anni-trattamento.
Le autorità raccomandano, in presenza di sintomi visivi improvvisi, l’interruzione immediata del trattamento e una valutazione specialistica urgente.
Un quadro scientifico ancora in evoluzione
Il dibattito resta aperto. Studi precedenti, pubblicati su riviste come Ophthalmology, non avevano rilevato un aumento significativo del rischio nella popolazione generale, mentre analisi più recenti indicano variazioni limitate in specifici gruppi di pazienti, in particolare tra i diabetici.
Il nuovo contributo scientifico introduce un elemento ulteriore, legato alla dose e alla formulazione, che potrebbe orientare le future valutazioni cliniche.
Nonostante il segnale emerso, il rapporto tra benefici e rischi resta favorevole nei pazienti per cui questi farmaci sono indicati. La perdita di peso e il miglioramento dei parametri metabolici rappresentano risultati clinicamente rilevanti.
Il numero assoluto di complicazioni oculari rimane estremamente basso, ma la diffusione crescente della semaglutide richiede un monitoraggio costante.
L’attenzione si concentra ora sulla raccolta di dati più solidi e su una valutazione più precisa delle variabili coinvolte, con l’obiettivo di definire meglio i profili di rischio senza compromettere l’accesso a terapie già ampiamente utilizzate.








