Protocollo Sandwich nella skincare: cos’è, come si applica e perché aiuta a ridurre irritazioni e perdita d’idratazione.
Nel flusso continuo di video su TikTok, tra rimedi improvvisati e routine copiate senza criterio, una tecnica ha raccolto consensi trasversali: il Protocollo Sandwich, chiamato anche sandwich skincare. Non nasce come trovata virale, ma come schema applicativo pensato per ridurre l’irritazione cutanea di alcuni attivi e limitare la perdita d’acqua transepidermica. L’idea è lineare: stratificare prodotti con consistenze diverse, dal più leggero al più denso, per intrappolare l’idratazione e i principi attivi nella pelle. Il punto non è la moda del momento, ma la fisiologia cutanea. Molte pelli reagiscono a retinolo, vitamina C o acidi esfolianti con rossori e bruciore; la sequenza corretta può cambiare la tollerabilità.
Come funziona la stratificazione e perché riduce il rischio di irritazioni
La pelle perde acqua ogni giorno attraverso la TEWL (perdita d’acqua transepidermica). Quando la barriera cutanea è fragile, l’evaporazione aumenta e gli attivi risultano più aggressivi. Il Protocollo Sandwich interviene su questo punto: crea prima una base idratante leggera, poi inserisce l’attivo mirato, quindi chiude con uno strato più ricco che limita l’evaporazione e sostiene la funzione barriera.
Il primo passaggio prevede un prodotto a base acquosa, come un tonico senza alcol o un’essence idratante. Marchi diffusi nella grande distribuzione, come Garnier, propongono tonici riequilibranti con aloe vera, utili per ripristinare il pH cutaneo dopo la detersione. Nel segmento della skincare coreana, prodotti come quelli di COSRX hanno reso popolare l’uso di mucina di lumaca, ingrediente noto per le proprietà lenitive e idratanti a rapido assorbimento. In questa fase la pelle resta leggermente umida, condizione che può attenuare la percezione di pizzicore quando si applica l’attivo successivo.

Come funziona la stratificazione e perché riduce il rischio di irritazioni – assodonna.it
Il secondo livello è il cuore del trattamento. Qui entrano in gioco sieri con retinolo, niacinamide, vitamina C o altri attivi dermatologici, scelti in base all’obiettivo: rughe, discromie, pori dilatati, acne. Il retinolo accelera il turnover cellulare ma può provocare arrossamenti nelle prime settimane. Aziende come The INKEY List hanno sviluppato formulazioni a rilascio graduale per migliorare la tollerabilità. La niacinamide, spesso al 10%, lavora sulla barriera cutanea e sulla regolazione del sebo; brand come Anua la combinano con acido tranexamico per intervenire su macchie e rossori. La vitamina C, diffusa anche nelle linee di RoC, agisce sulla luminosità e sull’uniformità dell’incarnato.
Il terzo strato chiude il “panino”. Si applica una crema ricca e occlusiva, con ceramidi, lipidi o urea, capace di creare un film protettivo che riduce la dispersione d’acqua. Marchi dermocosmetici come CeraVe o La Roche-Posay propongono formule studiate per pelli sensibili, reattive o disidratate. Questo passaggio consolida l’azione degli attivi e sostiene la riparazione della barriera. Una barriera integra, lo sappiamo, tollera meglio i trattamenti.
Il meccanismo non modifica la struttura della pelle, ma ne ottimizza la risposta agli attivi. Diversi dermatologi hanno spiegato che la stratificazione controllata può migliorare la tollerabilità di ingredienti potenzialmente irritanti, specie nelle prime settimane di utilizzo.
Cosa dice la pratica quotidiana e quando il metodo va adattato
La sandwich skincare non sostituisce una valutazione dermatologica. È uno schema applicativo, non una terapia. Funziona in modo efficace su pelli secche, sensibili o in fase di adattamento al retinolo. Può risultare eccessiva su pelli molto grasse o a tendenza acneica se lo strato finale è troppo occlusivo. Ogni pelle reagisce in modo diverso, questo è un dato clinico.
In Italia l’interesse verso il Protocollo Sandwich è cresciuto tra il 2023 e il 2025, complice la diffusione di contenuti sui social. Molti dermatologi hanno spiegato nei loro interventi che la sequenza deve rispettare la compatibilità tra ingredienti attivi. Il retinolo va applicato la sera e richiede protezione solare al mattino. La vitamina C trova spazio nella routine diurna. Errori di combinazione possono ridurre l’efficacia o aumentare la sensibilizzazione cutanea.
Un altro elemento riguarda la quantità. Strati sottili e ben distribuiti favoriscono l’assorbimento corretto e limitano l’effetto pesantezza. La pelle non assorbe quantità illimitate di prodotto. Applicare troppo siero o troppa crema non accelera i risultati, anzi può ostacolare la penetrazione degli attivi.
Chi, cosa, dove, quando: la tecnica nasce dall’osservazione della risposta della barriera cutanea agli attivi esfolianti; si diffonde sui social dal 2022; viene adottata in routine domestiche in Europa e negli Stati Uniti; si utilizza soprattutto durante l’introduzione di retinoidi o acidi rinnovanti; mira a ridurre irritazioni, rossori e disidratazione.
Il Protocollo Sandwich non promette trasformazioni istantanee. Propone una sequenza coerente con la fisiologia della pelle. La differenza sta nella scelta mirata degli attivi, nella qualità delle formule e nella costanza di applicazione. Nel panorama dei trend beauty, questa tecnica resta tra le poche che si fondano su principi dermatologici riconoscibili.








