Le poesie più profonde di Salvatore Quasimodo dedicate all’amore, alla vita e all’animo umano, perfette da condividere con chi ami.
Ci sono parole che non invecchiano, che attraversano il tempo e riescono ancora a raccontare ciò che spesso fatichiamo a dire. Le poesie di Salvatore Quasimodo appartengono a questa categoria rara: brevi, essenziali, ma cariche di significato. Nei suoi versi convivono amore e solitudine, memoria e desiderio, vita e dolore. Dedicarle a qualcuno significa offrire non solo una poesia, ma una parte autentica di sé.
Le poesie più belle di Salvatore Quasimodo
Quasimodo, figura centrale dell’ermetismo e Premio Nobel per la Letteratura, ha saputo dare voce alle emozioni più profonde dell’uomo moderno. Le sue poesie non spiegano, suggeriscono; non urlano, ma restano. E proprio per questo diventano ideali da dedicare a chi si ama davvero.
Ed è subito sera
Una delle liriche più celebri della poesia italiana del Novecento. In soli tre versi, Quasimodo riesce a racchiudere l’intera fragilità dell’esistenza umana, il senso di solitudine e la brevità della vita. Una poesia da dedicare quando si vuole dire tutto, senza aggiungere altro.
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.
Ora che sale il giorno
Qui l’amore è memoria, distanza, nostalgia. Il poeta intreccia il ricordo di una donna amata con immagini della sua terra natale. È una poesia intima, delicata, perfetta per raccontare un sentimento che resiste anche quando non è più vicino.
Finita è la notte e la luna
si scioglie lenta nel sereno,
tramonta nei canali.
È così vivo settembre in questa terra
di pianura, i prati sono verdi
come nelle valli del sud a primavera.
Ho lasciato i compagni,
ho nascosto il cuore dentro le vecchie mura,
per restare solo a ricordarti.
Come sei più lontana della luna,
ora che sale il giorno
e sulle pietre batte il piede dei cavalli!
Già la pioggia è con noi
In questa lirica il tempo scorre silenzioso, quasi senza lasciare traccia. La natura accompagna il passare degli anni e l’uomo resta spettatore della propria vita. È una poesia che parla di consapevolezza, ideale da dedicare a chi condivide il cammino quotidiano.
Già la pioggia è con noi,
scuote l’aria silenziosa.
Le rondini sfiorano le acque spente
presso i laghetti lombardi,
volano come gabbiani sui piccoli pesci;
il fieno odora oltre i recinti degli orti.
Ancora un anno è bruciato,
senza un lamento, senza un grido
levato a vincere d’improvviso un giorno.
Tramontata è la luna (da Saffo)
Quasimodo traduce Saffo con una sensibilità moderna, trasformando il dolore d’amore in un’esperienza universale. Qui il desiderio, la solitudine e il tempo che fugge si fondono in versi di struggente bellezza.
Tramontata è la luna
e le Pleiadi a mezzo della notte;
anche giovinezza già dilegua,
e ora nel mio letto resto sola.
Scuote l’anima mia Eros,
come vento sul monte
che irrompe entro le querce,
e scioglie le membra e le agita,
dolce amara indomabile belva.
Ma a me non ape, non miele;
e soffro e desidero.
Uomo del mio tempo
Non è una poesia d’amore nel senso tradizionale, ma lo è nel significato più alto: un atto d’amore verso l’umanità. Scritta dopo la guerra, è un appello potente contro la violenza e l’odio, da dedicare a chi crede ancora in un futuro diverso.
Sei ancora quello della pietra e della fionda;
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
— t’ho visto — dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo.
Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.








