Lavoro

Quanto guadagna un insegnante in Italia: lo stipendio netto e i possibili aumenti

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Quanto guadagna un insegnante in Italia: lo stipendio netto e i possibili aumenti - assodonna.it

Con il nuovo contratto scuola arrivano aumenti mensili, arretrati e bonus una tantum per docenti e personale ATA.

La firma definitiva del contratto collettivo per il comparto Istruzione e ricerca apre un nuovo capitolo nella retribuzione degli insegnanti italiani. Dopo anni di richieste e tensioni sindacali, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha annunciato ufficialmente aumenti mensili strutturali per docenti e personale ATA, affiancati da arretrati e una indennità una tantum destinata a chi lavora nella scuola pubblica. Secondo i dati diffusi dallo stesso ministero, i docenti vedranno incrementi pari a 150 euro mensili, mentre per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario l’aumento sarà di 110 euro. A queste cifre si aggiungono arretrati per 1.948 euro ai docenti e 1.427 euro per gli ATA, più un bonus extra rispettivamente di 149 e 109 euro.

L’annuncio è stato accompagnato da una dichiarazione del ministro Giuseppe Valditara, che ha confermato il proseguimento del percorso di revisione contrattuale: è già pronta infatti una bozza di indirizzo per il rinnovo del CCNL 2025‑2027. Il governo punta a concludere anche questo passaggio entro la fine di gennaio, assicurando una continuità nel riconoscimento salariale. L’obiettivo è chiaro: rendere la professione docente più sostenibile, soprattutto in un sistema scolastico ancora segnato da precarietà e carenze croniche di personale. Eppure, nonostante l’annuncio, restano nodi irrisolti, come dimostra la lettera inviata pochi giorni fa al ministro da parte di migliaia di insegnanti precari, che chiedono stabilità e un vero cambio di passo nel reclutamento.

Quanto guadagnano oggi i docenti italiani

Lo stipendio di un insegnante in Italia varia in base a ordine scolastico, anzianità e titoli di studio. Nella scuola dell’infanzia e primaria, si parte da circa 20.897 euro lordi all’anno per chi è agli inizi, fino a oltre 30.000 euro lordi con maggiore esperienza. Al netto delle trattenute, significa uno stipendio mensile tra 1.300 e 1.700 euro, con la tredicesima inclusa nel calcolo complessivo.

Nella scuola secondaria di primo grado (medie), la retribuzione è leggermente superiore: si oscilla tra i 22.679 e i 33.837 euro lordi annui, che diventano 1.400‑1.800 euro netti al mese, a seconda degli scatti di anzianità. Per quanto riguarda i docenti delle superiori, il contratto distingue tra insegnanti diplomati e laureati. I primi percepiscono fino a 31.492 euro lordi annui, i secondi possono arrivare a 35.505 euro.

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Quanto guadagnano oggi i docenti italiani – assodonna.it

Questo significa che un insegnante laureato con oltre 35 anni di servizio può superare i 2.000 euro netti al mese, una cifra che resta comunque al di sotto della media europea. Alcune eccezioni territoriali esistono, come nella provincia autonoma di Bolzano, dove le retribuzioni sono più alte per via di specifici accordi locali.

Il nuovo contratto prevede ora aumenti fissi mensili, destinati ad aggiungersi al salario base. Secondo i calcoli, un docente in fascia iniziale potrà avvicinarsi ai 1.650 euro netti, mentre quelli a fine carriera toccheranno o supereranno i 2.100 euro. Un miglioramento atteso, ma che non copre ancora pienamente il gap con altri settori del pubblico impiego o con i colleghi europei. A questo si aggiungono gli arretrati, che saranno erogati nei prossimi mesi con effetto retroattivo, e una indennità una tantum a copertura del mancato adeguamento dei mesi precedenti. Una boccata d’ossigeno, ma che molti considerano solo un primo passo.

La protesta dei precari e i problemi strutturali del sistema

Mentre il governo celebra la firma del contratto, migliaia di insegnanti precari hanno deciso di scrivere direttamente al ministro. La lettera, inviata a metà dicembre, parla di una “scuola fragile”, di contratti a scadenza e di oltre 300.000 persone che ogni anno entrano in classe a settembre senza alcuna certezza per giugno. “Veniamo licenziati regolarmente a fine anno scolastico”, denunciano i firmatari.

La richiesta è chiara: trasformare l’organico di fatto in organico di diritto, stabilizzare chi lavora da anni e valorizzare i docenti idonei ancora in attesa di una cattedra. Un’esigenza che riguarda tutto il comparto, dalle scuole primarie alle secondarie, e che chiama in causa il nodo del reclutamento. I sindacati chiedono da tempo un piano straordinario di assunzioni, mentre il ministero ha annunciato nuovi concorsi, ma non ha ancora fornito date e numeri certi.

L’effetto concreto è che molti giovani insegnanti qualificati restano esclusi, mentre le scuole faticano a coprire le ore e le supplenze si moltiplicano. Una condizione che rende difficile costruire relazioni stabili con studenti e colleghi, e che mina la qualità dell’intero sistema. Gli aumenti annunciati, per quanto importanti, non affrontano questo nodo centrale: servono politiche strutturali, non solo bonus una tantum.

Il prossimo triennio sarà decisivo. Se da un lato il governo promette nuovi aumenti con il CCNL 2025‑2027, dall’altro il malcontento resta alto, soprattutto tra chi vive la precarietà come regola e non come eccezione. La scuola italiana ha bisogno di risorse, ma anche di certezze. E gli insegnanti, oggi più che mai, chiedono rispetto e stabilità.

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