Lavoro

Nuovo esonero contributivo per chi assume donne: come funziona davvero nel 2026

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Nuovo esonero contributivo per chi assume donne: come funziona davvero nel 2026 - assodonna.it

Arriva un nuovo incentivo stabile per chi assume madri con tre figli: ecco a chi spetta, come funziona e per quanto tempo si applica

Dal 1° gennaio 2026 è entrata in vigore una nuova misura pensata per favorire l’occupazione femminile e sostenere le famiglie numerose: si tratta di un esonero contributivo biennale rivolto ai datori di lavoro che assumono donne con almeno tre figli. Il provvedimento è stato introdotto all’interno della Legge di Bilancio 2026, con l’intento dichiarato di rafforzare la partecipazione delle donne con carichi familiari al mercato del lavoro. La misura rientra nelle nuove agevolazioni stabili che, a differenza dei bonus temporanei prorogati di anno in anno, non ha scadenza, ed è quindi destinata a diventare strutturale nel tempo, almeno secondo l’attuale stanziamento previsto fino al 2035.

Chi può ottenere l’esonero e quali sono i requisiti richiesti per accedere al bonus

L’incentivo previsto dalla manovra 2026 si applica a tutti i datori di lavoro privati che, a partire dal nuovo anno, assumono lavoratrici madri di almeno tre figli, tutti di età inferiore ai 18 anni, prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi. In questi casi specifici, l’azienda che assume può accedere a uno sconto fino a 8.000 euro annui sui contributi previdenziali a proprio carico, esclusi i versamenti INAIL, con calcolo su base mensile. Questo significa che, per ogni madre assunta, il datore di lavoro ottiene un risparmio significativo e diretto sui costi del personale, senza intaccare la quota di contributi che concorre alla maturazione della pensione per la dipendente.

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Chi può ottenere l’esonero e quali sono i requisiti richiesti per accedere al bonus – assodonna.it

La misura vale per contratti a tempo determinato, indeterminato e anche per le trasformazioni da tempo determinato a stabile, con durata del beneficio variabile: un anno per le assunzioni temporanee, due anni per quelle a tempo indeterminato, e 18 mesi in caso di trasformazione. Non sono ammessi i contratti di lavoro domestico o di apprendistato. E non è cumulabile con altri esoneri già attivi per la stessa assunzione, come il bonus donne introdotto dal decreto Coesione, che invece cessa con la fine del 2025. Questo nuovo esonero è compatibile solo con la maxi deduzione del costo del lavoro, introdotta anch’essa nel 2026, ma riguarda una platea ben definita.

I fondi stanziati crescono ogni anno: dai 5,7 milioni del primo anno si passa ai 28,9 milioni annui previsti dal 2035. A monitorare il rispetto del tetto di spesa sarà l’INPS, che potrà bloccare in qualsiasi momento l’accoglimento delle richieste se i dati previsionali indicano il raggiungimento del limite massimo.

Quanto durerà la misura e quali effetti si attendono sul mercato del lavoro femminile

A differenza di molti altri bonus occupazionali a termine, questo nuovo incentivo è stato pensato in chiave strutturale, senza una data di chiusura stabilita. Le assunzioni agevolate potranno avvenire a partire dal 1° gennaio 2026 e non si interromperanno a fine anno, rendendo possibile una programmazione aziendale più stabile. L’idea, sul piano politico, è quella di ridurre il gap occupazionale tra uomini e donne, in particolare per chi si trova in una situazione familiare più complessa e spesso penalizzante nel rapporto con il mercato del lavoro. L’esonero, di fatto, agisce direttamente sul costo del lavoro e può spingere le imprese a preferire contratti più solidi o stabili per questa fascia di popolazione.

Secondo le analisi preliminari, il provvedimento potrebbe incentivare nuove assunzioni anche in settori medio-piccoli, come il commercio, i servizi alla persona, la ristorazione e l’accoglienza, dove la presenza femminile è già alta, ma i contratti spesso restano temporanei o part-time. Il fatto che il bonus si applichi anche alle trasformazioni da tempo determinato a indeterminato rappresenta una novità significativa, che potrebbe aiutare a ridurre la precarietà di lungo corso per molte lavoratrici.

Un punto delicato sarà la gestione operativa della misura, che dipenderà dalle istruzioni attuative dell’INPS, ancora in fase di elaborazione. Dalla chiarezza di quelle regole dipenderà l’effettivo utilizzo dell’agevolazione. In ogni caso, per il governo, si tratta di una delle misure bandiera sul tema natalità e lavoro. Per i datori di lavoro, una leva da valutare attentamente già nei primi mesi del 2026, soprattutto in ottica di pianificazione del personale.

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