La pasta secca continua a essere un elemento imprescindibile nelle dispense italiane, presente in oltre il 95% delle case secondo i dati ISTAT.
Tuttavia, dietro l’acquisto apparentemente vantaggioso del formato famiglia nei supermercati si nasconde una realtà più complessa e spesso svantaggiosa per il consumatore. Le strategie di marketing adottate dalla grande distribuzione alimentare sfruttano convinzioni radicate e meccanismi psicologici che possono portare a pagare più del dovuto senza rendersene conto.
Il mito del formato famiglia: più grande non significa sempre più economico
L’idea comune è semplice: acquistare una confezione più grande dovrebbe garantire un risparmio sul prezzo unitario. Tuttavia, ricerche recenti dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) e dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) evidenziano come questa logica non sia sempre rispettata.

Supermercato, la trappola della pasta: così stai pagando più del dovuto senza saperlo-assodonna.it
In molte circostanze, le confezioni “formato famiglia” presentano un prezzo al chilogrammo superiore rispetto ai pacchi da 500 grammi o da formati standard, nonostante le etichette promozionali che indicano sconti o “prezzi speciali”.
Durante le campagne promozionali, i cartellini con sconti percentuali come “-30%” attirano immediatamente l’attenzione del consumatore, inducendo un acquisto impulsivo. Studi sul comportamento d’acquisto mostrano che questi elementi grafici colorati riducono la propensione a controllare il prezzo al chilogrammo, un’informazione obbligatoria per legge ma spesso riportata in caratteri piccoli e poco visibili. Il risultato è che molti consumatori finiscono per pagare di più, convinti di aver fatto un affare.
La disposizione dei prodotti sugli scaffali non è casuale: i formati più grandi sono spesso collocati tra il livello degli occhi e delle mani, posizioni strategiche che garantiscono maggiore visibilità e, di conseguenza, maggiori vendite. Questa scelta è supportata da ricerche di marketing che dimostrano come l’architettura dello scaffale possa guidare inconsciamente le decisioni di acquisto, facendo percepire il prodotto come più conveniente o di migliore valore.
Anche il packaging gioca un ruolo fondamentale. Le confezioni più grandi utilizzano colori accesi, font evidenti e claim come “formato risparmio” o “più conveniente” per rafforzare il messaggio di economicità. Tuttavia, il prezzo reale al chilogrammo viene spesso relegato in posizioni marginali, con caratteri ridotti, rendendo difficile per il consumatore una valutazione corretta e consapevole del costo effettivo.
Le insidie di questo meccanismo affondano nelle euristiche cognitive che guidano molte nostre decisioni quotidiane. L’euristica della quantità porta il consumatore a associare automaticamente un maggior volume con un maggiore risparmio, senza analizzare il prezzo unitario. Questa scorciatoia mentale, utile in contesti di scarsità, diventa però una vulnerabilità nel moderno ambiente della grande distribuzione, dove le strategie commerciali sono progettate per sfruttarla.








