In questo contesto, la pianificazione previdenziale richiede una conoscenza sempre più dettagliata delle normative e delle tempistiche.
Con la recente approvazione della Legge di Bilancio 2026, il panorama delle pensioni INPS subisce significative modifiche, soprattutto per quanto riguarda le possibilità di anticipare l’uscita dal lavoro.
Malgrado la conferma di criteri più rigidi e un ritorno alle regole ordinarie, restano attive alcune misure che consentono di lasciare l’attività lavorativa con un anticipo fino a 3 anni e 7 mesi rispetto al pensionamento effettivo.
Vediamo nel dettaglio come funzionano questi strumenti e quali sono i nuovi requisiti pensionistici previsti per i prossimi anni.
Anticipare la pensione con Naspi, congedo straordinario e Ape sociale
Tre sono le principali vie oggi utilizzabili per anticipare la pensione e ottenere un reddito ponte che accompagna il lavoratore fino al raggiungimento del diritto alla pensione vera e propria.
La Naspi (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) rappresenta il primo strumento. Destinata a chi ha maturato almeno 4 anni di lavoro consecutivi, questa indennità di disoccupazione può durare fino a 24 mesi.
Nei primi sei mesi, la Naspi corrisponde al 75% della retribuzione media utile ai fini previdenziali, con un progressivo calo del 3% mensile successivo. Questo strumento è particolarmente utile per chi si trova a circa due anni dal pensionamento di vecchiaia, attualmente fissato a 67 anni, o dai requisiti contributivi per la pensione anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne).

Cosa sapere – assodonna.it
La Naspi è coperta da contribuzione figurativa, riconosciuta sia per il diritto che per la misura della pensione, e quindi consente di mantenere intatti i requisiti previdenziali durante il periodo di disoccupazione.
Il congedo straordinario biennale è un’altra opzione, riservata ai lavoratori che assistono un familiare con disabilità grave riconosciuta ai sensi della legge 104. Durante questo congedo, che può durare fino a due anni, il lavoratore percepisce la retribuzione piena dell’ultimo mese lavorativo e gode di contribuzione figurativa utile per la pensione. È previsto il requisito della convivenza con il familiare disabile, con alcune deroghe per i figli disabili che possono accedere anche senza convivenza.
L’Ape sociale rappresenta la misura più significativa per anticipare l’uscita fino a 3 anni e 7 mesi rispetto all’età pensionabile ordinaria.
Accessibile a partire dai 63 anni e 5 mesi, è riservata a quattro categorie: i caregiver conviventi con familiari disabili gravi da almeno sei mesi, i disoccupati che hanno esaurito la Naspi, gli invalidi civili con una percentuale di invalidità pari o superiore al 74%, e gli addetti ai lavori gravosi con almeno 36 anni di contributi (30 anni per le altre categorie).
L’importo dell’Ape sociale corrisponde alla pensione maturata al momento della domanda, con un tetto massimo di 1.500 euro mensili, senza rivalutazione e senza cumulo con redditi da lavoro.
Nuovi requisiti pensionistici dal 2027: gradualità e stop parziale agli aumenti
La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto modifiche importanti ai requisiti pensionistici, con l’obiettivo di contenere gli aumenti previsti in base all’aspettativa di vita, senza però stravolgere la struttura normativa.

I nuovi requisiti – assodonna.it
Per la pensione di vecchiaia, attualmente fissata a 67 anni, dal 2027 è previsto un innalzamento graduale: nel 2027 l’età salirà a 67 anni e 1 mese, mentre nel 2028 raggiungerà 67 anni e 3 mesi. Questo ritocco è stato scelto per evitare un incremento troppo brusco, in un contesto economico e occupazionale ancora incerto.
Per quanto riguarda la pensione anticipata, aumentano progressivamente gli anni di contribuzione richiesti. Dal 2027 saranno necessari 42 anni e 11 mesi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne, mentre dal 2028 si aggiungeranno ulteriori due mesi, arrivando rispettivamente a 43 anni e 1 mese e 42 anni e 1 mese. Restano confermate le finestre mobili, che posticipano la decorrenza dell’assegno pensionistico rispetto al raggiungimento dei requisiti.
Più stringenti anche i parametri per la pensione anticipata contributiva, con età minima che salirà a 64 anni e 1 mese nel 2027 e a 64 anni e 3 mesi nel 2028, e il requisito contributivo che passerà da 20 anni a 20 anni e 1 mese nel 2027, aumentando ulteriormente nel 2028. Dal 2026 sono state innalzate anche le soglie economiche minime dell’assegno pensionistico, in relazione alla rivalutazione dell’assegno sociale.
Infine, per la pensione di vecchiaia contributiva, riservata ai lavoratori che hanno iniziato a versare dopo il 1996, l’età di accesso supererà i 71 anni dal 2027, con ulteriori aumenti previsti per il 2028.
Pensione nel 2026: stop alle misure sperimentali e conferma dei canali ordinari
Dal 1° gennaio 2026 la normativa previdenziale ritorna a privilegiare i canali ordinari di pensionamento, dopo la mancata proroga di misure sperimentali come Quota 103 e Opzione donna, che restano però diritti cristallizzati per chi ha già maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2025.
La pensione di vecchiaia mantiene i requisiti attuali: 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi, senza finestre di attesa e con la necessità per chi è nel sistema contributivo puro di superare un importo minimo di assegno pensionistico. Per la pensione anticipata ordinaria rimangono richiesti lunghi anni di contribuzione e l’applicazione della finestra mobile di tre mesi.
È confermato l’incentivo al rinvio della pensione (bonus Giorgetti), che permette ai lavoratori dipendenti di continuare a lavorare rinunciando all’accredito contributivo a proprio carico, con benefici fiscali e contributivi.
Per i lavoratori precoci, che hanno iniziato a versare contributi prima dei 19 anni, permane la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi, indipendentemente dal genere, con finestra mobile di tre mesi.
L’unico strumento sperimentale prorogato è l’Ape sociale, che continua a offrire un sostegno temporaneo alle categorie più fragili, accompagnandole verso la pensione di vecchiaia.








