Economia

Legge 104: come ottenere i permessi, i dettagli e le procedure

Legge 104
Legge 104, tutto sulle nuove regole del 2026 - Assodonna.it

Tutto quello che c’è da sapere sulle nuove regole per la Legge 104: come si richiedono permessi, congedi e altre agevolazioni.

La normativa italiana ha compiuto un passo decisivo nel riconoscimento delle nuove forme di relazione e convivenza, estendendo il diritto ai permessi lavorativi retribuiti anche a chi non ha legami di parentela con la persona disabile.

È un cambiamento che incide concretamente sulla vita di migliaia di persone impegnate ogni giorno nell’assistenza di una persona non autosufficiente.

Legge 104, tutte le procedure per richiedere permessi e congedi

Nell’immaginario collettivo, quando si parla di cura e sostegno a una persona con disabilità grave, si pensa subito ai familiari più stretti: genitori, figli, fratelli o coniuge. Ma la realtà contemporanea è molto più articolata. Le famiglie si compongono e si ricompongono, le convivenze di fatto sono sempre più diffuse e i legami affettivi non coincidono più necessariamente con quelli giuridici. Il legislatore ha riconosciuto questa trasformazione, includendo tra i beneficiari dei permessi lavorativi anche il convivente di fatto, equiparato a tutti gli effetti al coniuge e alla parte dell’unione civile.

Per essere considerati conviventi di fatto non basta condividere lo stesso tetto. La legge richiede un legame affettivo stabile, formalizzato attraverso una dichiarazione anagrafica presso il Comune di residenza. Solo questa registrazione conferisce rilevanza giuridica alla convivenza e permette al partner di accedere ai permessi previsti dalla normativa. Una volta ottenuto il riconoscimento, il convivente ha diritto ai tre giorni mensili di permesso retribuito per assistere la persona disabile, senza che la presenza di altri familiari possa limitarne l’accesso.

Per ottenere i permessi, però, non basta che la persona da assistere abbia una generica invalidità. La normativa richiede due condizioni precise. La prima è il riconoscimento della disabilità in situazione di gravità, certificata dalla commissione medica competente. Si tratta di una condizione che implica una ridotta autonomia personale e la necessità di un’assistenza continua e globale. Non è sufficiente una limitazione parziale o una difficoltà motoria: la gravità deve riguardare l’insieme delle attività quotidiane. Può accadere, paradossalmente, che una persona con invalidità totale non ottenga questa specifica certificazione, rendendo impossibile l’accesso ai permessi.

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Permessi e congedi Legge 104 nel 2026: cosa c’è da sapere – Assodonna.it

La seconda condizione riguarda la residenza della persona disabile: non deve essere ricoverata a tempo pieno in una struttura sanitaria che già garantisce assistenza continuativa. Se la cura è già assicurata da un ente esterno, viene meno la necessità di un supporto domiciliare che giustifichi l’assenza dal lavoro del convivente.

Accedere ai permessi, però, comporta anche responsabilità. L’uso improprio può avere conseguenze molto serie. I permessi non sono giorni di libertà personale, ma strumenti pensati esclusivamente per l’assistenza. Se un lavoratore li utilizza per attività estranee alla cura – una giornata al mare, commissioni personali, impegni privati – commette un abuso che può portare al licenziamento per giusta causa. La normativa tutela chi assiste, ma pretende correttezza e trasparenza.

La protezione offerta dalla legge non si limita ai tre giorni mensili. Il convivente di fatto che assiste una persona con disabilità grave può chiedere di lavorare nella sede più vicina al domicilio dell’assistito e non può essere trasferito senza il proprio consenso. Sono diritti importanti, pensati per facilitare la conciliazione tra lavoro e cura, ma non sono assoluti. Devono essere bilanciati con le esigenze organizzative dell’azienda, che però non può opporre rifiuti generici: deve dimostrare concretamente l’impossibilità di accogliere la richiesta.

La normativa, nel suo complesso, rappresenta un riconoscimento significativo del valore delle relazioni affettive e della cura quotidiana. Una tutela che guarda alla realtà delle famiglie di oggi e che mette al centro la dignità delle persone più fragili e di chi se ne prende cura con responsabilità.

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