Cucina

Scarola ripiena alla napoletana: la ricetta tradizionale partenopea passo dopo passo

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Scarola ripiena alla napoletana: la ricetta tradizionale partenopea passo dopo passo - assodonna.it

Scarola ripiena alla napoletana secondo Andrea Aprea: ingredienti, preparazione e il segreto del riposo che cambia il sapore.

La scarola ripiena alla napoletana rappresenta uno dei piatti più riconoscibili della tradizione campana, legato alle tavole familiari e ai pranzi condivisi, soprattutto nei mesi invernali e durante le festività. Non nasce come ricetta da ristorante, ma come preparazione domestica, costruita attorno a ingredienti poveri e facilmente conservabili. Acciughe, olive, uvetta, pane e frutta secca raccontano una cucina capace di unire sapori dolci e sapidi in equilibrio naturale.

Per il ricettario del mese, il piatto è stato realizzato seguendo le indicazioni dello chef Andrea Aprea, due stelle Michelin con il ristorante Andrea Aprea a Milano. Il riferimento dello chef resta però quello più semplice: la cucina della nonna. Lo dice chiaramente. “Farei la scarola come la faceva mia nonna”, spiegando che il vero passaggio decisivo non riguarda la cottura ma il tempo di riposo. La scarola, infatti, sviluppa il suo gusto pieno solo il giorno successivo, dopo alcune ore in frigorifero.

Tradizione napoletana e tecnica: perché la scarola ripiena cambia sapore con il riposo

La preparazione della scarola imbottita nasce nelle case napoletane come piatto di recupero. Ingredienti disponibili tutto l’anno venivano inseriti direttamente nel cespo intero, trasformando una semplice verdura in una portata completa. Il contrasto tra acciughe, olive di Gaeta, pinoli e uvetta crea una stratificazione di sapori che si sviluppa lentamente durante la cottura coperta.

Il primo passaggio riguarda la scelta della materia prima. I cespi di scarola devono risultare compatti e integri. Dopo il lavaggio accurato, si elimina la parte finale del gambo incidendolo con un taglio profondo a croce. Questo permette al calore di penetrare uniformemente senza rompere la struttura delle foglie.

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Tradizione napoletana e tecnica: perché la scarola ripiena cambia sapore con il riposo – assodonna.it

Il ripieno viene distribuito aprendo delicatamente le foglie una alla volta. All’interno trovano spazio pinoli, olive snocciolate, uvetta ammollata, piccoli pezzi di acciuga e una quantità moderata di pangrattato, utile ad assorbire i succhi durante la cottura. Sale e pepe completano la base aromatica. Il cespo viene poi chiuso e legato con spago da cucina, passaggio necessario per evitare la fuoriuscita del condimento.

La rosolatura iniziale avviene in padella con olio extravergine di oliva, aglio tritato e acciughe sciolte lentamente. Le scarole vengono girate su tutta la superficie per circa dieci minuti, permettendo alle foglie esterne di sigillarsi. Successivamente la cottura prosegue con coperchio, a fuoco dolce, per circa quaranta minuti.

Il punto centrale indicato da Andrea Aprea riguarda però la fase successiva. Una volta terminata la cottura, la scarola non va consumata subito. Deve riposare almeno 12 ore in frigorifero. Durante questo tempo i liquidi si redistribuiscono e gli ingredienti si amalgamano. Il risultato cambia sensibilmente: il sapore diventa più rotondo, meno aggressivo, quasi cremoso. Già il giorno dopo il piatto mostra una profondità aromatica diversa.

Ingredienti, preparazione e ruolo degli elementi simbolo della cucina partenopea

La ricetta prevista per quattro persone utilizza proporzioni precise che riflettono l’equilibrio tradizionale napoletano. Servono circa 250 grammi di olive di Gaeta, 70 grammi di pinoli, 70 grammi di capperi dissalati, 50 grammi di uvetta, dieci filetti di acciuga, due cespi di scarola, aglio, prezzemolo, pangrattato, olio extravergine, sale e pepe.

Ogni ingrediente svolge una funzione precisa. Le acciughe apportano sapidità e sostituiscono storicamente l’uso abbondante del sale. L’uvetta introduce una nota dolce tipica della cucina meridionale influenzata dalle dominazioni mediterranee. I pinoli aggiungono struttura e consistenza, mentre i capperi amplificano la componente aromatica.

Durante la cottura lenta, le foglie rilasciano acqua naturale che si mescola al fondo di olio e acciughe formando un sugo leggero. Questo liquido, spesso definito “sughino di cottura”, viene utilizzato al servizio per mantenere morbida la preparazione. Il completamento con prezzemolo fresco o erbe aromatiche resta facoltativo ma diffuso nelle versioni contemporanee.

Nella tradizione campana la scarola ripiena assume ruoli diversi a tavola. Può essere servita come antipasto, contorno sostanzioso o piatto centrale condiviso. Non a caso compare frequentemente nei menù delle festività natalizie e nei pranzi familiari domenicali. Il carattere conviviale resta parte integrante della ricetta.

Il principio indicato dallo chef resta semplice: lasciare tempo al piatto. La cucina domestica napoletana ha sempre lavorato sull’attesa, sulla trasformazione lenta dei sapori. La scarola ripiena conferma questa logica. Preparata in anticipo, conservata e poi riscaldata leggermente, mantiene consistenza e profumo senza perdere identità.

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