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Violenza sulle donne

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La violenza contro le donne era la normalità e non un reato

 

Contro la violenza sulle donne una volta non si lottava. In Italia, maltrattare o violentare le donne non era considerato reato. Era un atteggiamento comune, accettato da tutti. Solo ed esclusivamente in casi veramente gravi il codice penale riconosceva una certa colpa all’aguzzino, ma non gli attribuiva colpevolezza verso la vittima, bensì contro la morale. Questo dà l'idea di quanto le donne fossero considerate inferiori, immeritevoli di qualsiasi diritto umano e dignità. Nelle case era normale che un padre picchiasse selvaggiamente una figlia disobbediente e, in vece sua, era concesso farlo anche ai fratelli. I mariti avevano il diritto di ottenere soddisfazione sessuale, chiamata "dovere coniugale" e il rifiuto della moglie poteva tranquillamente essere punito con botte e vessazioni paragonabili alla tortura. Le donne non potevano studiare e non potevano votare, non erano libere neanche di innamorarsi perché i matrimoni venivano puntualmente combinati dalle famiglie, senza tener conto dei sentimenti delle ragazze.

Attenzione: non stiamo parlando di millenni fa, ma degli anni fino alla seconda metà del 1900, quindi quelli delle nostre nonne. Oggi ci sembrano epoche lontanissime, ma non è proprio così. La violenza sulle donne, già allora, non si limitava agli episodi di aggressione fisica o a scopo sessuale, ma era accompagnata da quella psicologica, ricattatoria e da una serie di pregiudizi limitanti della libertà personale. Per esempio, le donne non potevano vestirsi o truccarsi come volevano, non potevano mangiare in pubblico senza rispettare alcune regole definite di buona educazione, non potevano esprimere idee personali sulla religione o sulla politica e spesso non potevano disporre di denaro, perché il marito imponeva loro cosa acquistare e lasciava loro i soldi contati. Una vita di continue angherie, alle quali le rappresentanti del gentil sesso si piegavano, viziate da un'educazione strettamente cattolica e proibitiva, che era la normalità di quei tempi.

 

Contro la violenza sulle donne il primo segnale forte della ribellione e rivoluzione

La prima donna, che tutte dovremmo ringraziare, che ha avuto il coraggio di ribellarsi al sistema e di dare un forte segnale per le generazioni future è Franca Viola. Franca era una siciliana figlia di contadini e a quindici anni si fidanzò con Filippo Melodia, un benestante imparentato con una potente famiglia mafiosa. Dopo qualche mese, l'uomo fu arrestato per furto e crimini di mafia. A questo punto, Franca decise di interrompere il fidanzamento, con l'approvazione di suo padre. Le ritorsioni nei confronti della famiglia Viola furono immediate, violente e comportarono gravi danni al loro lavoro e fonte di sostentamento. Gli amici e i parenti di Melodia distrussero il vigneto dei Viola, appiccarono il fuoco al loro casolare, minacciarono il padre di Franca e cercarono di piegarlo puntandogli una pistola alla tempia. Nessuno dei Viola cedette a questo brutale ricatto ma qualche anno dopo, nel 1965, dopo il suo rilascio Melodia rapì la ragazza e il suo fratellino. Melodia violentò ripetutamente Franca e la tenne prigioniera per giorni, segregata e torturata. In seguito a questo orrendo episodio, il padre di Melodia contattò il padre di Viola per chiedere il matrimonio riparatore, visto che tra i ragazzi erano stati consumati rapporti sessuali. Sembra impossibile da credere oggi ma, nel 1965, se un uomo violentava una donna e poi la sposava, per la legge la vicenda era chiusa e regolare. A soli 17 anni, Franca trovò il coraggio di ribellarsi a questa regola crudele e assurda, rifiutò categoricamente di sposare Melodia e si oppose con tutte le sue forze. A questo punto, Melodia fu accusato di reato contro la morale e venne riportato in carcere. Tuttavia, il caso fu talmente clamoroso che smosse le coscienze di tutti, che iniziarono a chiedersi finalmente come fosse possibile che una violenza carnale potesse passare impunita o ritenuta un'offesa al pudore e non alla vittima, tra l'altro minorenne. Nonostante questo, solo nel 1996 lo Stato Italiano modificò la legge e trasformò lo stupro in un reato contro la persona. Questo vuol dire che è successo solamente poco più di due decenni fa. 

 

Violenza contro le donne: da Franca Viola a #metoo

Contro la violenza sulle donne oggi si muovono più voci e, almeno per quanto riguarda la legge, le donne sono tutelate contro la violenza fisica e lo stupro  che è finalmente riconosciuto come reato penale ai danni della vittima. Questo, naturalmente, solo sulla carta perché nella vita di tutti i giorni il discorso è leggermente diverso. Lo scandalo della condanna a Weinstein ha riaperto grosse falle nel capitolo sulla tutela delle donne e ha dato la forza a tantissime persone di parlare, di raccontare come la violenza non sia solo ed esclusivamente circoscritta a uno stupro, ma può avere mille facce, mille sfumature e nascondersi dappertutto, anche e principalmente negli ambienti professionali. Harvey Weinstein era considerato l'uomo più potente di Hollywood: regista, produttore, vincitore di oltre 300 candidature al premio Oscar. Rose McGowan, per prima, ha denunciato Weinstein di molestie sessuali e violenza. La notizia è esplosa come una bomba nel mondo del jet set e ha immediatamente innescato un effetto domino, dando il coraggio a tantissime donne di raccontare la loro esperienza col regista e produttore di fama mondiale. Personalità del calibro di Angelina Jolie, Gwyneth Paltrow e la nostra Asia Argento gli si sono scagliate contro, raccontando scenari raccapriccianti di ricatti, intimidazioni, fino a veri e propri abusi fisici e stupri. Le denunce contro Weinstein sono salite vertiginosamente fino a più di cento, anche se non tutte sono state considerate attendibili. Contestualmente a questo caso internazionale è nato l'hashtag metoo, che vuole raggruppare tutte le donne che vivono quotidianamente queste situazioni che tolgono dignità, spaventano e rovinano la vita. Le storie raccolte su #metoo sono quelle delle donne e ragazze normali, comuni. Non parlano solo di violenze fisiche e sessuali ma anche di ricatti sul posto di lavoro, di promozioni non ottenute per aver rifiutato una cena, di stalker che hanno rovinato la loro vita, di ex mariti che le costringono al silenzio con la minaccia di agire sui figli. Sono milioni le testimonianze arrivate a #metoo, tutte diverse. La prova che la violenza contro le donne ha milioni di facce e nessuna di queste va mai ignorata o sottovalutata. Oggi abbiamo gli strumenti per difenderci: usiamoli! Denunciamo!

 

NUMERI UTILI a cui rivolgersi in caso di molestie o violenza

Telefono Rosa attivo h24 e 7 giorni su 7: 1522

Numero unico 112 (polizia, carabinieri)

Contatto in chat  MAMACHAT(forniscono numeri di centri anti-violenza nella propria città o nominativi di psicologi per farsi aiutare in caso di violenza psicologica o domestica, stalking e mobbing)

 

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AssoDonna ONP è nata nel 1995 per promuovere le Pari Opportunità di occupazione e l’imprenditoria femminile. Oggi ispira le donne verso le imprese, le start up innovative e la nuova economia.
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