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Le ville storiche di Napoli e dintorni. Venti secoli di architettura e di arte lungo la fascia costiera di Chiaia e Posillipo, le colline del Vomero e Capodimonte, verso il Miglio d'Oro. Attraverso le trasformazioni urbanistiche della città, la storia delle dimore di diletto delle classi al potere, dai luoghi degli otia di patrizi e imperatori romani, alle delizie di nobili e vicerè, ai fasti borbonici, ai villini della borghesia, alle ultime ville del novecento.
Fin dal tempo dei Romani possedere una dimora per gli otia a Napoli era segno di potere e di finezza culturale. Neapolis, accanto al lusso raffinato e all'amenità del paesaggio e del clima, offriva vivacità intellettuale e artistica quale centro di filosofia greca. Attraverso le alterne vicende dello svolgersi dei secoli, dopo le pregevolissime architetture rinascimentali nate per lo svago dei colti sovrani aragonesi e purtroppo perdute, dopo le meraviglie suburbane del seicento, la "civiltà delle ville" raggiunse il suo apice nell'opulenza borbonica, quando le residenze signorili sorsero nei quattro principali poli dei siti reali: la fascia costiera di Chiaia (vicino al Palazzo Reale) con i promontori di Pizzofalcone e Posillipo, la costa orientale verso il Vesuvio (a corona della Reggia di Portici), il territorio di Capodimonte (presso la dimora estiva del re), la collina del Vomero (intorno alla Reale Villa Belvedere e alla Floridiana). La realizzazione della strada, recuperando i paradisi della Posillipo vicereale, consentì la creazione di sofisticati rifugi di nobili e colti stranieri innamorati di quei romantici nidi tra il verde a strapiombo sul mare. L'ottocento borghese, in emulazione con l'aristocrazia al declino, edificò ricche residenze unifamiliari nelle zone prestigiose e graziosi villini nelle zone di nuova urbanizzazione. Con gli ultimi episodi di architettura unifamiliare degli anni sessanta del novecento si chiude definitivamente l'era delle ville a Napoli.
Dai resti delle ville antiche, passando per il barocco, il rococò e il neoclassicismo, l'eclettismo e il liberty, fino al razionalismo e al post-razionalismo, la città riserva una vera e propria antologia degli stili architettonici declinati con modalità proprie. Un inestimabile patrimonio, a documentazione di caratteristiche peculiari di cultura e di civiltà, che è doveroso preservare dall'oblio dato che, sebbene molte antiche costruzioni siano scomparse nel succedersi degli eventi storici e dei tanti dominatori, la cancellazione più grave di molte ville, e soprattutto dei parchi e giardini che le circondavano, è dovuta alle colate di cemento che dagli anni cinquanta si sono riversate sulla città. L'intento di chi scrive, dal momento in cui ha dato avvio all'approfondimento dell'omonimo tascabile pubblicato nel '99, è stato quello di creare uno strumento divulgativo articolato su elementi di lettura pluridisciplinare (architettura, urbanistica, arte, letteratura, costume, curiosità), impostato lungo una direttrice cronologica, con il corredo di premesse chiarificatrici sull'evolversi della storia cittadina dalle origini ai nostri giorni e di appendici tecniche su elementi di urbanistica e di legislatura inerente al tema e al periodo in questione. Alla stesura della presente edizione, in particolare per i dati tecnici, ha collaborato il giovane ingegnere edile Luigi Cosenza, nipote omonimo del caposcuola del razionalismo architettonico a Napoli.
YVONNE CARBONARO
Co- Autrice di "Le Ville di Napoli"
Editore Newton Compton
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