Le ville imperiali in Italia - Archeologia in Campania. Archeologi dal Giappone per una grandiosa villa imperiale che sta venendo alla luce a Somma Vesuviana. La dimora dove forse morì Augusto, scoperta casualmente durante il fascismo, è oggi finalmente oggetto di una imponente campagna di scavo per iniziativa e con i finanziamenti della Facoltà di Archeologia dell’Università di Tokio. Emersi fino a questo momento, a un decimo dello scavo totale previsto, statue, colonne e affreschi.
Tra le antiche ville romane quella di Somma Vesuviana appartenne forse ad Augusto
Storici latini come Velleio Patercolo riferiscono che Ottaviano Augusto morì a Nola, anche Cassio Dione dice che morì a Nola in una casa che fu poi trasformata in tempio. Altre autorevoli fonti riportano invece "presso Nola": in Tacito (Annales - Liber I - 5) leggiamo che Tiberio raggiunse Augusto morto presso Nola: "spirantem adhuc Augustum apud urbem Nolam an exanimem repperit" e più avanti (Annales - Liber I - 9) specifica che era spirato a Nola, nella stessa casa e nello stesso letto di suo padre Ottavio: "Nolae in domo et cubiculo in quo pater eius Octavius vitam finivisset". A sua volta Svetonio (De vita Caesarum) dice che «Crescendo la malattia gli convenne fermarsi a Nola....e così nella stessa camera in cui Ottavio, padre di lui, si era spento, Augusto finì i suoi giorni quasi volesse tornare in morte a privata fortuna».
Così, dalla mancanza di certezze circa il luogo preciso in cui il fondatore dell'Impero chiuse gli occhi per sempre, quando negli anni trenta fu scoperta l'ubicazione di una grandiosa villa romana a Somma Vesuviana, nacque la convinzione che si trattasse della casa di Ottavio a cui si riferiscono i suddetti autori.
Va detto che sotto Augusto il territorio di Nola, l'antica Hyria, si estendeva fino a Somma, essendosi la città sviluppata con le caratteristiche proprie di una florida urbs romana quale rimase per tutta l'età imperiale sino alla decadenza (I - V secolo d.C).
Un' équipe di archeologi giapponesi al lavoro per l'archeologia in Campania
Dopo la scoperta, il sito fu abbandonato per mancanza di fondi ed è stato grazie all'Università giapponese responsabile del progetto di recupero e dello stanziamento dei fondi che, dopo più di settanta anni, dal 2002, la Missione Archeologica procede nello scavo su concessione del Ministero italiano dei Beni Culturali e con la supervisione della Soprintendenza Archeologica di Napoli. L'équipe giapponese è guidata dall'archeologo Satoshi Matsuyama, che ha già lavorato a Pompei, e da Masanori Aoyagi, dell'Università statale di Tokyo, con la collaborazione di Antonio De Simone, docente di archeologia presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, che dichiara: "Mentre in Campania si pone molta attenzione agli scavi costieri, si fa ben poco per i probabili siti posti nell'entroterra. Quello di Somma è un ritrovamento unico nel suo genere, che racchiude in sé almeno cinque secoli di storia e supera per importanza altre ville romane situate lungo i golfi di Napoli e di Pozzuoli. Mentre ville come quella imperiale di Nerone a Baia andavano in rovina man mano che l'Impero andava sgretolandosi, in questa si sono ritrovati capitelli sostituiti nel terzo secolo eppure ancora di ottima fattura. Nello scavo sono state ritrovate due statue che probabilmente furono prodotte in una nota officina del tempo: Dionisio ed una peplofora. Esse sono state ritrovate ancora al loro posto, segno che nessuno aveva osato toccarle prima dell'eruzione del 472 d.C."
Lo stato degli scavi archeologici nella villa romana
La zona, risparmiata dall'eruzione del 79, fu coperta da quella di Pollena del 472 d.C., fino a quel momento la villa aveva continuato ad esistere, sebbene con diversa destinazione d'uso, probabilmente di culto e agricolo. Attualmente si sta indagando in uno spazio di circa ottocento metri quadri in quell'ambiente che dovrebbe essere il portico monumentale della grandiosa dimora e sembra che il volume complessivo degli scavi per portare alla luce l'intero complesso potrebbe raggiungere i novemila metri quadri, ma i grossi blocchi di lava che vi sono precipitati con l'eruzione impediscono di adoperare le tecniche radar per individuare l'esatta ubicazione degli ambienti. Nonostante l'imponenza dell'edificio, nessun reperto avrebbe dato conferma fino ad ora dell'appartenenza alla gens augusta e dunque la certezza che si tratti proprio della villa in cui Augusto imperatore finì i suoi giorni. In questi sei anni sono emersi il colonnato con colonne monolitiche e capitelli corinzi, muri perimetrali con bassorilievi a stucchi policromi e nicchie che ospitavano statue, due absidi affrescate e, a livello del pavimento: un ampio basolato, un magazzino di dolia, per le riserve di olio, una zona per la lavorazione dei prodotti agricoli. Le due splendide statue: Dionisio e una peplofora (una donna con il peplo), all'epoca del rinvenimento furono esposte in mostra e sono ora nel Museo Archeologico di Nola.
In Giappone è nata una fiction sul sito di Somma Vesuviana
Sebbene un paio di anni fa Pietro e Alberto Angela abbiano dedicato agli scavi della villa un ampio e documentato servizio di Superquark e degli articoli siano stati pubblicati su Il Mattino, non molti ne hanno sentito parlare e non molti conoscono il sito, se si eccettuano gli abitanti del territorio che vengono di tanto in tanto invitati a partecipare a visite guidate da volontari del posto diretti dall'archeologo giapponese Akira Matsuda. A detta di De Simone infatti: "Solo attraverso il coinvolgimento della comunità di Somma i lavori andranno avanti e l'amministrazione locale punterà alla valorizzazione del sito; solo così si scongiurerà il rischio che a conclusione dei lavori i ritrovamenti si rovinino per effetto dell'incuria". Il Giappone invece ha realizzato una fiction a puntate molto popolare e le puntate ambientate e girate a Somma hanno contribuito a aumentare la notorietà della villa di Somma e della storia romana in quel paese. E da noi? Chissà se vedremo mai queste puntate! Intanto sarebbe bello visitare questa nuova meraviglia che è uno dei tanti tesori nascosti del nostro patrimonio storico-artistico. La zona archeologica però, come tutti i cantieri di scavo, non è aperta al pubblico se non in occasioni speciali e pertanto può risultare utile per averne notizia telefonare allo 081.8988797, sede dell'équipe italo-giapponese a Somma Vesuviana che in primavera riprenderà le operazione di sbancamento e dissotterramento della villa.
YVONNE CARBONARO
Autrice di "Le Ville di Napoli" (Ed. Newton Compton)
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