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Donne di successo. Intervista a Donatella Bernabò Silorata. Da un'idea al successo imprenditoriale 

Intervista a Donatella Bernabò Silorata che ha trasformato un'idea di successo in un evento  di risonanza internazionale. Un'idea semplice, innovativa e alla portata di tutte le donne creative. Tutto ciò ci spinge a essere ottimiste, a provarci, a credere nelle proprie idee e a portarle avanti con determinazione.

Non sempre per trasformare un‘idea in un successo bisogna andare all’estero, fare master in università prestigiose, inventare cose eccezionali. A volte, anche una semplice intuizione può avere il suo tocco di innovatività e, se ben portata avanti, diventare una straordinaria realtà.

1. Chi è Donatella Bernabò Silorata. Ci illustri un po’ il tuo background e le tue esperienze precedenti a Wine&TheCity?

Sono una Capricorno di gennaio 1971, testa ostinata sin da bambina. Nella mia vita ho fatto molti lavori mossa da una perenne inquietudine. Laurea in lettere, in Iconografia e iconologia, alla Federico II e una specializzazione in storia dell’Arte Contemporanea. Ho insegnato a scuola, ho lavorato come storico dell’arte, ho organizzato eventi e mostre. Ma l’esperienza più significativa post laurea è stata quella con la Ig di Carlo Borgomeo a Roma, vinsi una borsa di studio, e poi con Mirella Barracco a Napoli. Nel 1996 ho iniziato a scrivere, sono diventata pubblicista nel 1998. Nel 2000 ho scritto il mio primo articolo per Repubblica e per il mensile DOVE e da allora non ho mai smesso. Forse volevo fare la giornalista da grande, ma la vita di redazione non fa per me. Ho creato un team di lavoro, oggi mi occupo di consulenze strategiche per la comunicazione e nel 2008 ho inventato Wine&Thecity.

2. Come è nata l’idea di Wine&TheCity ” e come sei riuscita a salvaguardala e a mantenerne la proprietà sin dalla fase iniziale?

L’idea è nata per gioco, per caso, per quella inquietudine che mi spinge ad esplorare sempre territori diversi. Ero a Verona, al Vinitaly. Vidi come una città piccola come Verona vivesse di quell’evento e di tutto il suo indotto. Nel 2008 c’era a Napoli Vitignoitalia ed io pensai di fare un “fuori salone del vino” ispirandomi anche al modello del Fuori salone del Mobile di Milano. Mi dissero che ero pazza. Era certamente un’idea stravagante, incosciente vista l’epoca che viveva Napoli: Gomorra, la spazzatura per strada, la rassegnazione più totale. Ho subito registrato il mio marchio e sono andata avanti.

3. Come hai scelto il team o i partner iniziali con i quali lanciare la tua idea?

Nessuna strategia, solo molta casualità: Irene Bernabò Silorata, mia cugina e socia, è parte fondamentale del team; poi ci sono Marina Martino, anche lei socia, e Claudia Colella. Nel tempo il team si è ampliato. Sin dall’inizio c’è stata anche Giustina Purpo che oggi gestisce le relazioni istituzionali.

4. Sono statti necessari dei finanziamenti per iniziare? Come avete trovato i primi fondi? E successivamente?

Nessun finanziamento per iniziare: sono del tutto estranea a logiche di assistenzialismo, chi vuole fare impresa deve autofinanziarsi e poi semmai chiedere. Nel mio caso ci siamo mosse a piccoli passi senza mai fare un passo più lungo. Siamo cresciute piano negli anni sempre e soltanto autofinanziandoci e reinvestendo ogni anno. Sicuramente il lavoro fatto, il tempo speso, le rinunce e i sacrifici non sono né saranno mai ripagati in denaro. Da soli tre anni, forse quattro, abbiamo degli sponsor privati, che a me piace chiamare mecenati. Il primo a scommettere e credere in noi è stato Pastificio dei Campi, poi negli anni sono arrivati Ferrarelle, Kimbo, Motorvillage e da quest’anno in maniera più decisiva anche l’Aeroporto Internazionale di Napoli. Per finanziarci siamo ricorse un anno anche al crowdfunding raccogliendo oltre 7000 euro, da due anni ci finanziamo anche con la sottoscrizione della Wine&Thecity card che è una forma di finanziamento dal basso.

5. Qual è la chiave di un successo divenuto internazionale?

La tenacia senza dubbio, l’abnegazione al lavoro, la passione. Testa bassa e lavoro tanto. Non ci sediamo sugli allori, all’occorrenza tutti fanno tutto, anche smontare tavoli, spazzare il pavimento di una location museale o svuotare un cestino.

6. Lavorano con te tutte donne: un caso o una scelta? Hai riscontrato difficoltà in quanto donna nel tuo percorso lavorativo? Con quali criteri hai selezionato e selezioni le tue collaboratrici e di quali ruoli le hai investite?

Siamo tutte donne in due stanze, un uomo non sopravviverebbe più di mezza giornata. La mia è una scelta precisa: le donne sono multitasking, sanno operare su più fronti e alcune hanno davvero una marcia in più. Come donna ho riscontrato qualche difficoltà? Può darsi, ma ogni impedimento è sempre un giovamento. Mi piace circondarmi di persone fattive, sorridenti e motivate. Apprezzo umiltà ed educazione, doti assai rare ultimamente.

7. Prevedi ulteriori sviluppi di Wine&TheCity in Italia o all’estero o hai eventuali altri programmi e progetti in essere?

Chi può dirlo. A me piace spesso cambiare. Per ora penso a fare il decennale di Wine&thecity: sarà irripetibile.

8. Nel settore degli eventi le donne sono molto presenti, ma non tutte hanno sempre il successo che tu sei riuscita a ottenere. Cosa ritieni che le donne dovrebbero assolutamente fare o evitare?

Passione, determinazione e impegno certamente, ma anche la perseveranza. E poi un buon team come quello che ho io. Da soli non si va lontano.

9. Sappiamo che per le donne non è molto facile conciliare lavoro e famiglia. In che modo ti sei organizzata per farcela?

Ho un esempio di madre che ha sempre lavorato, un marito paziente e una figlia a cui non ho fatto mancare nulla, almeno credo. Non ho mai avuto autisti e scuola bus, ho coniugato a fatica lavoro e figlia, faccio la mamma taxi e lavoro nelle condizioni a volte più impensabili. Se devo rinunciare a qualcosa rinuncio al tempo per me. Il sabato e la domenica però sono sacri, solo per la famiglia e per Nina la mia seconda figlia, pelosa e a quattro zampe.

 

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